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Un’opportunità preziosa per esplorare l’affascinante legame tra letteratura e viaggio: torna la seconda edizione di Invito al Viaggio, rassegna letteraria ospitata a Palazzo Vendramin Grimani, promossa da Fondazione dell’Albero d’Oro in collaborazione con Università Ca’ Foscari e Alliance Française, con il sostegno di Fondation Etrillard.
Dal 22 al 24 novembre, in occasione degli ultimi giorni di apertura della mostra Per non perdere il filo, Evento Collaterale alla 60. Biennale Arte, autori e viaggiatori condivideranno le loro esperienze, riflettendo su temi che spaziano dalla traduzione alla denuncia sociale, dalla solitudine alla ricerca della bellezza nascosta nei luoghi più remoti del mondo. Intervistare questi scrittori, abituati a spostarsi continuamente, è un’impresa difficile, per non dire impossibile: è come tentare di fermare, anche solo per un istante, qualcuno che ha trasformato il viaggio nella sua ragione di vita. Non è stato possibile infatti parlare con nessuno di loro, ma i loro racconti offrono un’immersione totale in avventure affascinanti e permettono di riflettere su ciò che li spinge a partire. Perché viaggiano? Ogni scrittore ha una motivazione diversa. Loïc Finaz, ad esempio, racconta come il desiderio di essere testimone della storia e degli eventi che plasmano il mondo lo porti a intraprendere viaggi estremi, dove il pericolo è sempre presente. Viaggiare in paesi in guerra o in situazioni di conflitto non è solo una sfida fisica, ma richiede anche una grande forza morale e psicologica. Le sue esperienze spingono a riflettere sul valore del rischio e sul senso profondo del viaggiare in situazioni limite. Per altri, come Olivier Frébourg, Sylvain Tesson e Ingrid Thobois, il viaggio diventa una fuga dalla frenesia della vita moderna. In un mondo sempre più affollato e dominato dalla tecnologia, la solitudine è una risorsa preziosa, un modo per riscoprire la bellezza e l’armonia che la natura può offrire. Questi autori esplorano il potere rigenerante della solitudine, raccontando come essa possa trasformarsi in una fonte di ispirazione lontano dal caos cittadino. Il viaggio, però, non è solo una fuga o un’avventura personale.

Per alcuni, come Elena Dak ed Erika Fatland, rappresenta un incontro con l’alterità, un modo per mettere in discussione le proprie certezze e sviluppare una maggiore empatia verso gli altri. L’esplorazione antropologica diventa mezzo per comprendere non solo chi incontriamo lungo il cammino, ma anche per riflettere su noi stessi. In questo modo, il viaggio si trasforma in un’esperienza di crescita interiore, un processo che porta a scoprire come l’incontro con l’altro possa cambiarci profondamente. Le scrittrici Emilienne Malfatto e Karina Sainz Borgo trasportano i lettori in territori segnati da regimi totalitari e violenze. Le loro opere denunciano la condizione dei popoli sfollati, in particolare delle donne e dei bambini, costretti a fuggire dalle loro terre per sopravvivere. Le storie che raccontano sono un potente atto di resistenza contro le ingiustizie e dimostrano come la letteratura possa diventare una voce per chi non ha voce, una denuncia dei soprusi che molti subiscono in silenzio. Il viaggio, infine, assume una dimensione più personale e intima nell’incontro dedicato al racconto di viaggio come frammento autobiografico. Olivier Weber e Matthias Zschokke, insieme a Patrick Vallélian, analizzano come la scrittura di viaggio, da Erodoto fino ai giorni nostri, sia spesso più rivelatrice del viaggiare stesso. In un mondo globalizzato, dove quasi ogni angolo del Pianeta è stato esplorato, è ancora possibile mantenere lo spirito pionieristico dei grandi avventurieri? O è necessario ripensare il significato dell’avventura?
Negli incontri della Fondazione dell’Albero d’Oro attraverso le parole di grandi autori contemporanei il pubblico è invitato a rivedere il proprio modo di vivere e di guardare il mondo e a riconoscere il potere trasformativo della letteratura. Per partecipare agli incontri e agli aperitivi con gli autori è sufficiente diventare “Amici d’Oro” e prenotare un posto.