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Torna dal 30 giugno all’11 luglio in Campazzo San Sebastiano il Venice Open Stage, per una quattordicesima edizione a Nervi Scoperti: un titolo che è già un programma.
Quattordici anni fa Gigi Dall’Aglio, allora professore allo IUAV, decise che gli spettacoli nati nei suoi laboratori di messa in scena non potevano rimanere chiusi nelle aule universitarie: andavano portati in mezzo alla città, sotto le stelle, davanti a chiunque passasse di lì. Scelse Campazzo San Sebastiano, e da quella scelta è nato nell’estate del 2013 il Venice Open Stage. Da allora, il Campo smette ogni fine giugno di essere solo un campo veneziano e grazie ad un’architettura mobile diventa un’arena, intitolata a Dall’Aglio stesso, ma a tenerla in piedi è ancora oggi un esercito di studenti e volontari: chi si occupa di scenografia, scenotecnica e architettura di scena trova qui la possibilità di passare dalla teoria delle aule universitarie alla pratica di un evento che ospita oltre 200 persone a serata. Organizzato da Cantieri Teatrali Veneziani insieme al Comune di Venezia, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Venezia e con il Senato degli Studenti dello IUAV, il festival resta nei fatti un cantiere collettivo prima ancora che una rassegna.
Il tema di questa edizione, Nervi scoperti, è una dichiarazione d’intenti cruda, che fotografa le tensioni, le fragilità e le inquietudini del presente. In un momento storico in cui si tende a normalizzare o a nascondere il disagio e l’incertezza, VOS sceglie di fare l’opposto: porta sul palco quello che scotta, rifiuta l’anestesia e cerca il contatto diretto, quasi fisico, con lo spettatore. È un tema che pesa, in un’estate in cui le ragioni per sentirsi esposti – personalmente, collettivamente – non mancano di certo, e che il Festival sceglie di affrontare di petto invece di addolcirlo in un’etichetta rassicurante.
Dal 29 giugno all’11 luglio l’Arena ospita spettacoli, concerti, incontri e progetti internazionali in un programma che resta leggero e godibile senza mai scadere nel superficiale.

In rassegna, il 30 giugno arriva È solo un lungo tramonto di Jacopo Giacomoni, che torna a Venezia reduce dal successo di Tacet, appena presentato in prima assoluta alla Biennale Teatro con la regia di Silvia Costa e già vincitore del Premio Riccione 2025. L’8 luglio segue Appunti per una perestrojka di Matilde Vigna, una delle voci più convincenti della nuova scena italiana, mentre l’11 il festival si chiude con Extinction Rave della compagnia spagnola Fundación Mis Bragas, uno sguardo ironico e spietato sul presente.
Tra le Accademie arrivano la Cooperativa Teatral de Valparaíso dal Cile e l’Università Aristotele di Salonicco, insieme all’Accademia Teatrale Carlo Goldoni di Venezia e Padova (tutti gli spettacoli sono fruibili grazie a sopratitoli in italiano o in inglese). Per la sezione Fermenti, dedicata alle giovani compagnie professionali selezionate tramite bando, salgono sul palco Annalisa Limardi, il Collettivo Algo Ceiba e Royal Divorce.
Accanto agli spettacoli, i talk di Pistilli affrontano la poesia performativa e la sostenibilità ambientale nel settore culturale, mentre Extrapalco ospita i progetti nati dalla collaborazione con il Senato degli Studenti IUAV. Un Festival da vivere a 360 gradi, senza dubbio a nervi scoperti e in totale full immersion.