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Accanto a Maggie Gyllenhaal, Alberto Barbera chiama sei autorevoli figure del cinema contemporaneo ad assegnare i premi ufficiali della prossima Mostra del Cinema, da Kaouther Ben Hania a Johnnie To, Xavier Giannoli, Daniel Blumberg, Francesco Casetti e Shahrbanoo Sadat.
Già annunciata in aprile, sarà Maggie Gyllenhaal a presiedere la Giuria internazionale del Concorso di Venezia 83, in programma dal 2 al 12 settembre. Regista, attrice, sceneggiatrice e produttrice, Gyllenhaal torna al Lido dopo La figlia oscura (The Lost Daughter), suo debutto alla regia tratto dall’omonimo romanzo di Elena Ferrante, premiato a Venezia per la migliore sceneggiatura e poi candidato a tre Oscar. Quest’anno ha firmato The Bride!, confermando un percorso sempre più netto dentro una scrittura cinematografica personale, inquieta, attraversata da figure femminili complesse.
Accanto a lei Kaouther Ben Hania, tra le voci più riconoscibili del cinema tunisino contemporaneo, capace di muoversi tra realismo, finzione e documentario con uno sguardo sempre concentrato sui rapporti tra potere, ingiustizia e corpi esposti ai sistemi oppressivi. Il suo The Voice of Hind Rajab ha vinto a Venezia il Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria ed è stato candidato all’Oscar come miglior film internazionale. Il precedente Quattro figlie aveva già ottenuto l’Œil d’Or a Cannes e una candidatura all’Oscar come miglior documentario.
A portare nella giuria una sensibilità sonora e visiva è Daniel Blumberg, compositore e artista britannico, autore della colonna sonora di The Brutalist di Brady Corbet, premiata con Oscar e BAFTA. Ha firmato inoltre le colonne sonore di Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi e di Il testamento di Ann Lee di Mona Fastvold. Musicista, improvvisatore, disegnatore, Blumberg lavora su una materia espressiva che attraversa suono, immagine e performance.
Francesco Casetti, docente universitario italo-statunitense, Sterling Professor of Humanities and Film and Media Studies a Yale, rappresenta invece una delle figure più autorevoli degli studi cinematografici internazionali. Attraverso i suoi libri, da Dentro lo sguardo: il film e il suo spettatore fino al più recente Schermare le paure, il suo percorso teorico ha contribuito a leggere il cinema come esperienza, dispositivo e forma culturale.
Il francese Xavier Giannoli arriva con una filmografia costruita tra letteratura, romanzo sociale e grande racconto cinematografico: Palma d’Oro per il corto L’interview, César per il miglior film con Illusioni perdute, Giannoli ha attraversato Cannes, Venezia e Telluride, firmando anche la serie Of Money and Blood.
La regista afghana Shahrbanoo Sadat, oggi residente ad Amburgo dopo la caduta di Kabul, ha fatto conoscere al pubblico internazionale un cinema afghano intimo e politico, caratterizzato da una distintiva prospettiva femminista. Del suo ambizioso progetto cinematografico in cinque parti, sono già usciti i primi tre capitoli, Wolf and Sheep, The Orphanage e No Good Men, presentati tra Cannes e Berlino.
Chiude la giuria Johnnie To, maestro hongkonghese del noir e dell’action. Fondatore con Wai Ka-fai della casa di produzione Milkyway Image, ha costruito un cinema fatto di geometrie dello spazio, tensione morale, ritualità del gesto e folgorazioni improvvise. Venezia lo conosce bene: quattro suoi film sono passati al Lido, Throw Down, Exiled, Mad Detective e Life Without Principle. Membro della Giuria di Venezia anche nel 2008, la sua presenza porta il peso di un autore che ha saputo reinventare il cinema di genere senza mai separarlo da una riflessione più ampia su destino, potere, lealtà e sopravvivenza urbana.