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Dal 23 gennaio al 14 febbraio un nuovo allestimento alla Fenice del capolavoro verdiano, con Luca Salsi e Simone Piazzola ad alternarsi nei panni di uno dei protagonisti del grande repertorio classico.
Si prospetta senz’altro interessante l’appuntamento, nell’ambito della Stagione Lirica 2025-26 del Teatro La Fenice, con il Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi, in scena con otto repliche tra il 23 gennaio e il 14 febbraio, se non altro per l’illustre composizione del cast. Alcuni degli interpreti vengono dall’esperienza delle più recenti rappresentazioni veneziane dell’opera (aprì la Stagione 2014-15), come il baritono Simone Piazzola nei panni del protagonista eponimo e Francesco Meli in quelli di Gabriele Adorno, altri sono al loro debutto in ruolo, come Alex Esposito in quello di Fiesco e Francesca Dotto nelle vesti di Amelia, ma si tratta pur sempre di artisti noti al palcoscenico della Fenice dalle qualità particolarmente apprezzate. Del tutto innovativo sarà l’allestimento, affidato a Luca Micheletti, mentre la direzione musicale è di Renato Palumbo.
Il Simon Boccanegra, composto da Verdi proprio per la Fenice nel 1856 su libretto del muranese Francesco Maria Piave ispirato all’omonimo dramma di Antonio Gutierrez, narra la storia di un corsaro genovese riuscito ad ascendere al trono dogale, e i travagli che segnano la sua successiva esistenza: la morte dell’amata, la scomparsa della figlia – innamorata di un suo avversario -, i tentativi di congiura e infine la morte per avvelenamento, tragedia mitigata soltanto dalla finale riconciliazione col nemico e dal conseguente assenso alle nozze della figlia, concesso sul letto di morte. Si tratta di un’opera sicuramente non semplice: la trama è complessa e il libretto difficile da seguire, poche (o forse nessuna) le arie memorabili, e tutta la partitura è caratterizzata da un colore grave e severo, appesantito anche dal largo impiego del canto declamato e dalla netta predominanza delle voci maschili. Difatti, la prima messinscena, il 12 marzo 1857, nonostante la qualità degl’interpreti, fu un fiasco completo, deplorato dallo stesso Verdi, che abbandonò per alcuni anni la partitura. Solo nel 1881 ne fu prodotto un profondo rifacimento, con il libretto fortemente revisionato da Arrigo Boito; la nuova rappresentazione, questa volta alla Scala di Milano con la direzione di Franco Faccio, ottenne alfine un discreto successo. Nondimeno, ci volle ancora del tempo prima che l’opera entrasse definitivamente nel repertorio, grazie soprattutto all’interesse per l’opera verdiana che si sviluppò in Germania alla fine degli anni ’20. Nonostante la revisione, le caratteristiche del libretto e della partitura continuano a renderla un’opera difficile per il pubblico, ma nella quale si possono nondimeno apprezzare qualità musicali e drammatiche, particolarmente grazie all’aderenza della musica al dramma, e leggere fra i toni profondi e scuri della musica la personalità più autentica dello stesso Verdi.