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Storia militante

Terry Atkinson, l’avventura di un artista che ha saputo reinventarsi costantemente
di Irene Machetti

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Terry Atkinson, classe 1939, è figura centrale della stagione concettuale e al tempo stesso della sua crisi. La retrospettiva L’artista è un motore di significati, che Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna ospita nelle sale Dom Pérignon, ripercorre l’avventura di un artista che ha saputo reinventarsi costantemente, mantenendo intatto il potere perturbante della sua ricerca.

Formatosi nello Yorkshire, Atkinson entra nella storia dell’arte internazionale con la fondazione, a metà anni Sessanta, del collettivo Art & Language, gruppo che includeva David Bainbridge, Michael Baldwin e Harold Hurrell. L’obiettivo era radicale: smontare il sistema dell’arte dall’interno, mettendo in discussione la tradizione espositiva e il ruolo dell’autore. La militanza di Atkinson lo porta a New York nel 1967, dove si confronta con Sol LeWitt, Dan Graham, Carl Andre e Robert Smithson, testimoni diretti di un’arte che si stava facendo idea, processo, riflessione più che oggetto.
Tuttavia nel 1974 l’artista prende le distanze da Art & Language. Il concettualismo, che aveva contribuito a fondare, gli appare ormai irrigidito in formule: un linguaggio prigioniero di sé stesso. Atkinson decide allora di ‘tradire’ il verbo concettuale tornando alla pittura, scelta che suonava come una provocazione. Eppure proprio qui risiede la sua svolta: non un ritorno nostalgico, ma una pittura che guarda al Realismo socialista filtrandolo attraverso il grottesco, la parodia, il surreale.

La guerra diventa il tema dominante. Le sue tele e i suoi disegni narrano il Novecento attraverso le ombre dei conflitti: le trincee della Grande Guerra, Hiroshima con Enola Gay, il Vietnam, il Libano, fino alle ferite ancora aperte del conflitto israelo-palestinese. Non c’è retorica, né celebrazione, ma una pittura che scava nella crudeltà della Storia, restituendo al pubblico immagini che oscillano tra documento e caricatura.
In mostra a Venezia figurano le serie più celebri – Enola Gay, Grease Works, Goya Series, American Civil War – insieme ai folgoranti disegni degli anni Sessanta, che rivelano la tensione mai sopita tra idea e forma.
Il percorso di Atkinson è punteggiato da riconoscimenti internazionali: la partecipazione a Documenta nel 1972 sotto la regia visionaria di Harald Szeemann, la Biennale di Venezia nel 1984, la nomination al Turner Prize nel 1985. Non a caso le sue opere sono custodite nelle collezioni della Tate Gallery a Londra. Ca’ Pesaro restituisce la complessità di un artista che ha fatto della contraddizione la propria forza: motore di significati, capace di attraversare la storia dell’arte recente senza mai farsi intrappolare da un linguaggio definitivo.

Immagine in evidenza: Atkinson, Goya Work, 1986

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