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Dai porti tirrenici di Vulci e Pyrgi ai santuari di Chiusi, Chianciano e San Casciano dei Bagni, fino a Marzabotto, Adria, Spina, Altino, Montegrotto e Lagole di Calalzo: a Palazzo Ducale un percorso che segue approdi, sorgenti e riti delle due civiltà preromane.
Non vorrei distrarre l’attenzione sulla mostra, che personalmente è un ritorno a casa. Fin da piccola infatti il fascino di questa civiltà, quella etrusca, ha colpito prima mio padre e poi inevitabilmente tutta la famiglia, con lunghi pomeriggi passati a Villa Giulia, Museo Nazionale Etrusco di Roma, e percorrendo vie sperdute, seguendo itinerari allora poco segnalati, alla ricerca di necropoli – assolutamente futuristiche – nell’Alto Lazio e nella Toscana. Non ci siamo persi poi negli anni ‘80 nessuna delle grandi mostre archeologiche, allora molto in voga, ma poi via via l’attenzione si è spostata sull’arte moderna e contemporanea, quasi perdendo le tracce di questi momenti di meraviglia assoluta. Forse sorprende i più la scelta di Fondazione Musei Civici Veneziani di aprire in stagione Biennale Palazzo Ducale all’archeologia; personalmente la ritengo una scelta azzeccata, non solo per riprendere un filone ormai poco battuto, ma soprattutto per riscoprire in quello che è il nostro passato remoto, le tracce di futuro, anche nell’arte. Ecco, dunque, Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari, a cura di Chiara Squarcina, Margherita Tirelli, in collaborazione con Fondazione Luigi Rovati e con il patrocinio dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici, ospitata nelle sale dell’Appartamento del Doge a Palazzo Ducale dal 6 marzo al 29 settembre. Attraverso reperti archeologici di grande valore, molti inediti, il percorso mette in dialogo due civiltà dell’Italia preromana – I millennio a.C. –, unendo il versante tirrenico e adriatico dell’Italia, evidenziando scambi culturali, culti salutari e santuari legati a mari, fiumi e sorgenti. L’acqua come via di collegamento, i santuari come spazi di comunità, e un’Italia antica fatta di differenze, ma anche di tratti comuni. Il racconto di una storia, di una stratificazione, che riporta l’archeologia alla sua dimensione più autentica.
Le testimonianze in mostra, che giungono da epoche remote e lontane, non sono mai frammenti muti, ma piuttosto il punto di riferimento di uno sguardo ben preciso, di un’attitudine, di una volontà che, attraverso oggetti, luoghi e contesti culturali, si riallaccia con le radici di antiche comunità di cui siamo discendenti. L’esposizione porta alla luce due civiltà differenti per geografie e radici culturali, tra cui sono fioriti commerci e relazioni lungo quel confine nella “terra tra i due fiumi”, tra il basso corso dell’Adige e l’antico corso orientale del Po. Uno scambio di materie prime, reso possibile con l’apertura di nuove vie commerciali, ma anche di idee, culture, saperi. Fiumi, mari e acque sono l’emblema del movimento costante, come quello delle persone, unendosi e conducendo a forme di reciproca conoscenza. Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari offre così un racconto autorevole e suggestivo, restituendo all’acqua il suo ruolo fondativo nella costruzione del sacro e nell’identità delle civiltà antiche.