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Dia Art Foundation porta a SMAC Venice una grande mostra dedicata a Lee Ufan, Evento Collaterale della 61. Biennale di Venezia.
Sviluppata in stretta collaborazione con l’artista, l’esposizione occupa le otto sale delle Procuratie di Piazza San Marco e riunisce le opere che l’artista ha creato nel corso di sette decenni, tracciando l’evoluzione del suo iconico linguaggio artistico tra dipinti storici e recenti, installazioni monumentali e una nuova importante commissione site-specific. Il percorso comincia dalle serie From Point e From Line, nate tra gli anni Sessanta e Settanta. Qui Lee elabora il nucleo della propria poetica: il segno pittorico come traccia del corpo, del respiro, della durata. Ogni punto e ogni linea sono per lui un’entità viva, nascono da un gesto controllato fino all’estremo, spesso compiuto trattenendo il fiato mentre il pigmento si consuma sulla tela. Da questo rapporto tra concentrazione fisica, durata del gesto e rarefazione visiva deriva l’immagine di Lee Ufan come pittore-filosofo.
Le sale successive seguono l’evoluzione di questo linguaggio. In From Winds e With Winds, realizzate tra il 1982 e il 1991, il segno si fa più mobile, ritmico, attraversato da energia. L’artista ha parlato di “composizioni vive degli spazi vuoti”: grandi campi lasciati intatti entrano in relazione con pennellate ampie, tese, quasi respiranti.

Con Correspondance e Dialogue, sviluppate dagli anni Novanta in poi, il gesto torna a concentrarsi in forme essenziali: una pennellata geometrica, un unico intervento monumentale, una superficie che diventa luogo di contemplazione. La serie più recente, Response, iniziata nel 2021 tuttora in corso, introduce rossi e blu intensi, ampliando la ricerca cromatica.
Un ruolo decisivo nell’arte di Lee Ufan spetta alle sculture, riunite nelle ultime sale. Relatum, titolo scelto da Lee dal 1972 per tutte le opere tridimensionali, indica una relazione reciproca tra materia, spazio, luce e spettatore. Tra i lavori esposti figura Iron Field, la celebre installazione del 1969 composta da aste d’acciaio conficcate in un letto di sabbia che viene qui riproposta assieme a Relatum – Infinity, nuova opera monumentale pensata per SMAC Venice: due grandi lastre di acciaio lucido e due pietre costruiscono un giardino interiore, sospeso tra natura e industria.
Nato nel 1936 in Corea, formatosi a Tokyo in filosofia, Lee Ufan è stato figura centrale della Mono-ha giapponese e del Dansaekhwa coreano. La mostra conferma la coerenza di una ricerca che da sempre interroga il rapporto tra gesto e vuoto, materia e pensiero, presenza e percezione.