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Un mondo in continua riscrittura

Joseph Kosuth ridefinisce l’arte come pura idea
di Redazione VeNews

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Un’importante occasione per ripercorrere oltre cinquant’anni di ricerca di uno dei protagonisti assoluti dell’Arte Concettuale: al Berggruen Institute Europe – Casa dei Tre Oci va in scena The-exchange-value-of-language-has-fallen-to-zero di Joseph Kosuth.

La mostra, curata da Mario Codognato e Adriana Rispoli, si concentra su uno dei nuclei fondamentali della pratica artistica di Kosuth, il linguaggio. Fin dagli anni Sessanta, l’artista ha posto al centro del proprio lavoro la relazione tra parole, immagini e realtà, trasformando il linguaggio in un vero e proprio oggetto artistico. Tra i lavori più emblematici in mostra, One and Three Mirrors (1965) incarna perfettamente il pensiero dell’artista: un oggetto, la sua rappresentazione e la sua definizione convivono nello stesso spazio, mettendo in crisi l’idea di significato univoco e invitando lo spettatore a interrogarsi sul rapporto tra realtà ed espressione. È così che le sperimentazioni di Kosuth ridefiniscono l’arte come pura idea, rifiutando la pittura e l’estetica visiva; è la genesi dell’arte concettuale. L’opera non è più un messaggio chiuso, ma un dispositivo aperto grazie al quale lo spettatore diventa co-autore del significato. Con The Seventh Investigation (1969) l’artista porta il linguaggio fuori dal museo, inserendosi nel tessuto urbano e ponendo un interrogativo sul ruolo dell’arte nella società.

Accanto alle opere storiche, la mostra presenta anche interventi contemporanei tra cui A Chain of Resemblance (2026), installazione site-specific in cui il pensiero di Michel Foucault si traduce in esperienza visiva: il mondo come sistema di relazioni nel quale il significato non è mai fisso, ma si costruisce nel precario rapporto tra parola e contesto. Non si tratta di capire un testo, ma di abitarlo. A concludere il percorso espositivo, Text/Context (1979) e Where Are You Standing? (1976), in cui ritorna l’indagine sul rapporto tra contesto, significato e linguaggio. Qui l’ambiente non è più una mera cornice, ma diventa parte attiva nella costruzione dell’opera, ridefinendone continuamente la lettura. L’artista invita a interrogarsi su un quesito fondamentale: «Che cos’è, davvero, il significato?». In un presente dominato dal rumore mediatico e dalla comunicazione digitale, saturo di contenuti incerti, le sue opere non offrono risposte, ma strumenti: sono un invito a leggere il mondo come un testo in continua riscrittura.

Immagine in evidenza: Joseph Kosuth, One and Eight, Tre Oci – Photo Marco Cappelletti

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