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Dal 19 marzo al 28 aprile, concerti e conferenze per ricordare la vita e la carriera di una compositrice capace di tracciare tante strade.
Romanticismo musicale parigino in scena a Palazzetto Bru Zane per il festival primaverile, con otto concerti dal 19 marzo al 28 aprile. Il programma della seconda parte della stagione ruota infatti attorno alla figura di Louise Farrenc e agli artisti a lei contemporanei, che contribuirono ad arricchire musicalmente la prima metà del XIX secolo. Scomparsa esattamente 150 anni fa, fu grande compositrice, pianista ed editrice: ricevette due volte il Prix Chartier, le sue opere sinfoniche fecero risuonare la Société des Concerts e fu anche insegnante nel prestigioso Conservatorio di Parigi. I concerti proposti illuminano le diverse sfaccettature del romanticismo musicale degli anni ‘30 dell’Ottocento, presentando al pubblico un repertorio di un periodo che, dopo la caduta di Napoleone, fu scosso da rivolgimenti politici e ideologici, ma allo stesso tempo vide un’intensa fioritura musicale. Fioritura ben restituita dall’assortimento scelto per le serate primaverili del Festival, come testimonia quella del 9 aprile, in cui, insieme a Farrenc, il pubblico viene introdotto a pezzi per pianoforte di alcuni eccellenti maestri, tra i quali Chopin, Bizet, e Guilmant. Imperdibile anche il concerto all’Auditorium Lo Squero sabato 11 aprile, per cui sono stati selezionati componimenti di Rossini e Liszt, tra gli altri. Ovviamente, per ogni data, non mancano brani dal repertorio della protagonista di questo ciclo, la cui vita e brillante carriera viene raccontata il 10 marzo in una conferenza a lei dedicata. Proveniente per parte materna da una famiglia di pittori, Louise Farrenc riuscì a conquistarsi un posto in ambiti allora riservati prettamente agli uomini, come la composizione di opere sinfoniche.
Il sostegno del marito, il flautista ed editore Aristide Farrenc, fu probabilmente determinante per la sua carriera creativa, ma la sua fama è dovuta esclusivamente ai suoi talenti di pianista virtuosa e poi di compositrice. Ci ha lasciato un catalogo che comprende opere per pianoforte, musica da camera (per cui l’Institut de France le assegna due Prix Chartier), ma soprattutto due ouverture e tre sinfonie, composte tra il 1834 e il 1847. Profondamente influenzata da Beethoven, contribuì al rinnovamento musicale parigino. Alla fine degli anni Venti dell’Ottocento, grazie all’impulso di una politica artistica ambiziosa, l’attività musicale a Parigi conosce un’evoluzione fulminante. La città si distingue anche per la qualità del suo insegnamento: il Conservatorio è allora la più grande scuola di musica d’Europa, e i virtuosi da tutto il continente aspirano a perfezionarvisi. Louise Farrenc insegna pianoforte in questa prestigiosa istituzione dal 1842 al 1872. Allieva di Antoine Reicha per la composizione, Farrenc è entrata molto presto a contatto con la musica di Beethoven, che resterà un suo punto di riferimento per tutta la vita, fonte d’ispirazione per la sua musica strumentale, ma anche autore prediletto nel repertorio concertistico da lei interpretato. La venerazione per il maestro di Bonn, che Farrenc condivide con Hector Berlioz e altri, è del resto perfettamente in sintonia con il gusto dell’epoca. Fin dal 1828, le stagioni della Société des concerts del Conservatorio diffondono in modo sistematico e ripetuto i principali capolavori sinfonici di Beethoven. Come in un museo, l’ascolto diventa un momento di celebrazione dei grandi maestri, di esposizione dei modelli del passato. Il lavoro editoriale condotto da Louise Farrenc a fianco del marito Aristide va nella stessa direzione. Dopo essersi lanciati nella pubblicazione delle opere complete di Beethoven, i due coniugi daranno vita alla collana Trésor des pianistes: venti volumi di musica, pubblicati tra il 1861 e il 1872, dedicati a brani firmati da Couperin, Purcell, Händel, Scarlatti, Rameau, Mozart, Clementi e Hummel. Sono gli editori a inventare la storia della musica…