di Redazione VeNews
trasparente960

Due giorni fa, per la precisione mercoledì 5 agosto, ci ha lasciato troppo, davvero troppo prematuramente Maria Rita Cerilli. Dico ci ha lasciati, perché da voce della comunicazione di quella che è la più straordinaria collezione d’arte moderna di Venezia, e tra le primissime del mondo intero, la Collezione Peggy Guggenheim, ha tessuto in questi brevi ma intensissimi anni in quel ruolo una rete di relazioni che ha coinvolto tutti i media, gli operatori di settore, ma anche una fitta schiera di semplici appassionati di arte, il tutto all’insegna della cordialità e al contempo della pragmatica asciuttezza. Una disposizione che tutti hanno sempre percepito con naturale prossimità. Noi inclusi, naturalmente, dato che con la Collezione abbiamo sempre collaborato con reciproca attenzione e trasporto. Inutile dire che Maria Rita lascia un vuoto indicibile, per la sua qualità professionale ed umana e per la sua età troppo giovane ancora.
Oltre che personalmente dalla infinita teoria di persone che le hanno voluto bene e che l’hanno negli anni apprezzata per il suo puntuale e appassionato lavoro, Maria Rita è stata salutata un po’ da tutti i media nella giornata di ieri, giovedì 6 agosto, in particolare dai quotidiani. Noi abbiamo tirato un bel respiro, lungo direi, cercando di trovare la via più congrua ed autentica possibile per salutarla a modo nostro. Abbiamo quindi deciso di attendere la giornata di oggi, venerdì 7 agosto, perché volevamo che fosse una voce a lei davvero vicina, vicinissima, a darle un congedo di cuore che è insieme un grido di dolore e di appassionata vitalità. Chi meglio allora del suo compagno, Marco, un amico e soprattutto uno di “famiglia” per qualcuno qui di noi?

Grazie allora Marco. E che la terra le sia davvero, per sempre lieve.

 

A Maria Rita

Non sono un giornalista né uno scrittore, ma quando Venezia News mi ha comunicato che avrebbe voluto pubblicare un saluto a Maria Rita, ho subito proposto: «lo faccio io!». Con troppa incoscienza, dovuta forse ad un po’ di nebbia per qualche birretta di troppo (la stavamo ricordando nel Nostro baretto preferito), ho preso questo impegno e quindi eccomi qui.
Maria Rita era Head of Communication della Collezione Peggy Guggenheim. Era entrata in museo per uno stage di tre mesi più di venti anni fa e non lo aveva, ma credo sarebbe più corretto dire, non lo avrebbe mai lasciato. Per me è stata per troppi pochi, intensissimi anni la miglior compagna che un uomo possa desiderare.

In questi anni ho vissuto il Museo più bello di Venezia accanto a lei in splendide serate a cena davanti al nostro adorato humus di ceci, o mangiando uno dei suoi meravigliosi avocado toast. Occasioni in cui mi raccontava storie di colleghe e colleghi, di mail e riunioni, di mostre da raccontare, cartelle stampa da preparare, call di allineamento con sponsor e sostenitori, curatori e giornali, allestimenti, fotografie, Maco Film per le riprese, staff meeting…, insomma, il cuore vivo di intere giornate di un lavoro che amava profondamente e che è stato la sua vita, fino alla fine.

Ha continuato a lavorare fino a cinque giorni prima di lasciarci. Per il suo infinito senso del dovere, certo, ma continuando instancabilmente a rimanere collegata al Museo, come lo chiamava lei, in primo luogo perché  il Museo è stata la sua medicina per l’anima e la mente. Dove non arrivavano le terapie arrivava il Museo, dove non potevano i chirurghi arrivava il Museo.

Per un anno e mezzo le ho chiesto di fare un passo indietro, di fermarsi, di rallentare e lei ogni volta mi diceva: «Hai ragione amore, hai ragione, devo riposare». Poi tornavo a casa e lei, attiva e presente, a comunicarmi cose del tipo: ho scritto cinque mail, ho mandato degli accrediti, ho fatto questa e quest’altra cosa ancora…
Non c’è stato mai nel suo impegno professionale la ricerca fine a sé stessa e narcisistica del successo, né la ben che minima ricerca di affermazione personale che venisse prima del dovere, e del piacere, di conseguire degli obiettivi utili alla crescita del Museo. La sua era “solo” una ricerca seria e profonda di Normalità. Quella normalità che la malattia le aveva, e conseguentemente ci aveva, strappato via.

In questi giorni ho ricevuto un fiume in piena di dimostrazioni di affetto e di parole di stima per Maria Rita. Un’onda di calore autentico che mi ha riempito di gioia immensa, perché tutte queste dolorose e sentite parole la restituivano per quello che lei era davvero, ossia una persona dolce, delicata, sofisticata, e bellissima, con quel sorriso disarmante e quegli occhi che sapevano sciogliere ma al bisogno spezzare. Lei ne sarebbe stata imbarazzata credo, perché non avrebbe capito il motivo di così tanto, sentito interesse verso la sua persona; sapeva di essere brava, ma non riusciva a crederlo fino in fondo, anche perché detestava anche solo l’idea di rischiare di mostrarsi presuntuosa.

Quando le proposero di diventare la responsabile della comunicazione del Museo non voleva accettare; l’ho quasi dovuta costringere. Una volta accettato l’incarico, ha caratterizzato il suo lavoro quotidiano con il suo sobrio, ma incisivo, stile relazionale, con la sua innata e delicata eleganza, il tutto a innervare la sua tenace e mai esibita ricerca della perfezione. Una ricerca intrisa insieme di dolcezza e passione, passione che per lei era fiamma di vita.

Mi piace ricordarla quando durante le inaugurazioni mi vedeva arrivare in giardino al Museo: mi correva incontro con il suo sorriso bellissimo e i suoi occhi pieni di orgoglio e di felicità per una nuova bellissima sfida portata a termine. Mi prendeva sottobraccio e mi conduceva tra la gente, mi costringeva alla foto di rito e mi presentava a tutti. Non succederà più, ma non vuol dire che qualche cosa è cambiato perché lei resterà intensamente viva, a suo modo, in tutti quelli che l’hanno conosciuta.

La riporterò a casa, nel mare che l’ha vista nascere e crescere, nel nostro posto del cuore in cui passavamo le giornate a guardare lontano e a fare programmi per il futuro. Questo ha chiesto e questo farò. Alla ricerca, ancora una volta, di bellezza, pace e felicità. Com’era lei. Com’era Maria Rita.

di Marco Nadalin

VENEZIA NEWS #313-314

VeNewsletter

Ogni settimana / Every week

il meglio della programmazione culturale di Venezia / the best of Venice's cultural life

VENEZIA NEWS #313-314

VeNewsletter

Ogni settimana

il meglio della programmazione culturale
di Venezia