La giovane musicista bolognese residente a Berlino dirige il suo primo Festival di Musica contemporanea in programma dall’11 al 25 ottobre, intitolato La stella dentro.
Caterina Barbieri è la nuova direttrice artistica del settore Musica di Biennale per il biennio 2025-2026: lo ha deliberato il 5 novembre scorso il Consiglio di Amministrazione della Biennale presieduto da Pietrangelo Buttafuoco. Caterina Barbieri è una compositrice e musicista nata a Bologna nel 1990: i suoi studi classici l’hanno portata prima al diploma in chitarra classica al Conservatorio di Bologna, poi al diploma in composizione elettroacustica. Successivamente arriva la laurea in Lettere moderne, con una tesi sul rapporto tra minimalismo USA e musica classica indostana. Questi scarni elementi della biografia di Barbieri sono fondamentali perché definiscono la cornice degli interessi della nuova direttrice, il DNA fondativo del corpus dei dischi e delle iniziative musicali da lei prodotte fino a questo momento, una possibile pista identificativa di quelli che potrebbero essere i programmi delle due prossime edizioni di Biennale Musica sotto la sua direzione. Barbieri fin dall’inizio della carriera è musicista elettronica che lavora con la sintesi modulare, utilizzando cioè sintetizzatori di vecchia e nuova generazione per creare una musica dal minimalismo assai forte, diremmo quasi integerrimo. Dalle scabrosità cartesiane del suo primo disco, Vertical del 1914, con Patterns of Consciousness del 2017 conosce un affascinante ampliamento della sua palette timbrica, con Fantas Variations del 2021 affronta un viaggio nell’anima dark del contrappunto all’interno del minimalismo più austero ed integrale, per approdare con Spirit Exit del 2022 ad una musica di grande emozione, in cui la voce filtrata dalle macchine diventa il canto di un rito trascendente.
La sua passione per il minimalismo dei Reich, dei Glass e, chissà, diremmo soprattutto dei Riley e dei La Monte Young diventa nei suoi lavori la volontà di esplorare il lato trascendente della musica, portale per una inner experience che parta dalla stringente fisicità materiale ed omogeneità timbrica del suono digitale per approdare ad una connessione con l’immateriale, all’attraversamento dello spazio tra ‘esterno’ ed ‘interno’. Quanto al senso di questo incarico curatoriale per il futuro di Biennale Musica, a noi sembra che più che una scelta coraggiosa, sia una scelta saggia e costruttiva con il duplice intento di non rompere clamorosamente con il passato, anche recente (come a nostro avviso sarebbe stata invece la scelta di Lindo Ferretti), e di intercettare nuovi pubblici, soprattutto quelli delle nuove generazioni. Caterina Barbieri appare allora come opzione di cambiamento, ma non di sradicamento dell’esperienza precedente, soprattutto quella assai positiva del quadriennio Ronchetti. È plausibile che rispetto al periodo Ronchetti, la quale ha proposto programmi di forte inclusione di musiche ‘altre’, ma che comunque erano incardinati ad una idea di ‘musica colta contemporanea’, in cui il suono degli strumenti acustici rappresentava il supporto fisico per una esplorazione dell’esperienza del silenzio, Barbieri proponga un impianto in cui sia prevalente il suono digitale, arricchito da approcci performativi, installativi, arty, e un approccio complessivo più aperto alle ibridazioni con le sotto-musiche giovanili del momento (techno, drone, ecc). A noi pare che questa possibile direzione, se portata avanti con determinazione e lucidità di visione, possa condurre a edizioni future di Biennale Musica dense di bellezza e di passione.
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