La violoncellista e cantante guatemalteca in questa intervista ci parla della performance site-specific – in collaborazione con l’artista venezuelano I. la Católica e il batterista messicano Gibrán Andrade – inclusa nel programma della Biennale di Caterina Barbieri.
Mi piace credere che non “sia già stato creato tutto”: questa per me è la spinta a continuare a creare.
Nata in Guatemala nel 1992, Mabe Fratti si avvicina alla musica all’età di otto anni attraverso il violoncello, strumento destinato a diventare naturale estensione della sua espressione artistica. La sua formazione si sviluppa inizialmente all’interno di una chiesa pentecostale, un ambiente in cui il canto e la partecipazione spontanea le rivelano il potenziale espressivo dell’improvvisazione. L’incontro tra rigore compositivo e libertà creativa segna da subito la sua ricerca musicale, ponendo le basi per un linguaggio in cui struttura e intuizione si fondono senza soluzione di continuità. Riconosciuta per la sua capacità di intrecciare formazione classica e ricerca sonora sperimentale, la violoncellista e cantante guatemalteca presenta alla Biennale di Caterina Barbieri una performance site-specific in collaborazione con l’artista venezuelano I. la Católica e il batterista messicano Gibrán Andrade, interlocutori di un dialogo che intreccia brani dal vasto repertorio di Fratti con interludi e improvvisazioni, come ci racconta nell’intervista che abbiamo realizzato per voi.
Fin dalla prima infanzia la sua formazione si è confrontata con un ambiente, quello della chiesa pentecostale, in cui la musica è più che mai rituale collettivo. Quanto e come questo contesto ha influito sullo sviluppo della sua carriera?
Ricordo ancora con piacere le emozioni che provavo quando andavo in chiesa, ascoltavo la musica e c’era questa terza entità a cui la musica era dedicata. C’era un intermediario che era il messaggio e, quando le persone credevano in quel potere, la musica acquisiva un meta-significato che era davvero, davvero psichedelico. Credo di essere affezionata a quella “spiritualità”, o forse ancora di più allo stato mentale che deriva dal connettersi con la musica attraverso una divinità, anche se ora sono agnostica. Ho la sensazione che, quando suono e canto, cerco attivamente di portare chi mi ascolta e me stessa in quel medesimo stato di introspezione (anche se la mia musica è diventata più corporea/estroversa ultimamente). Forse, però, questo può essere un modo molto astratto di guidare le persone attraverso un’esperienza rituale; non che io pensi: “questo concerto sarà un rituale”, ma sicuramente, parlando di tecnicismi, direi che melodie lunghe e malinconiche facilitano decisamente quella sensazione. Sono strumenti, questi, che tendo a usare nella mia creazione musicale; mi sento attratta da essi per inerzia quasi.
Il mio strumento, il violoncello, ha possibilità infinite. Sto esplorando molto le capacità di creazione di canzoni con la mia voce e il violoncello senza restrizioni di genere
Quale elemento più di ogni altro definisce il nucleo della sua ricerca musicale?
Il mio strumento, il violoncello, ha possibilità infinite. Sto esplorando molto le capacità di creazione di canzoni con la mia voce e il violoncello senza restrizioni di genere (e ovviamente non mi sento limitata a non aggiungere altri strumenti); in questa direzione posso dire di aver avuto la fortuna di incontrare Hector (I. la Católica), che da un po’ di tempo fa musica con me e produce i miei dischi. Sento semplicemente il bisogno di esplorare questa creazione di canzoni anche con le infinite possibilità dell’armonia. Mi piace credere che non “sia già stato creato tutto”: questa per me è la spinta a continuare a creare.
Quali i motivi che l’hanno portata a scegliere il violoncello come strumento prediletto della propria espressione artistica?
È stato un po’ un caso. Inizialmente volevo suonare il sassofono, ma dato che da bambina avevo problemi respiratori ciò non era stato possibile. Così andavo semplicemente a vedere mia sorella suonare il violino nell’orchestra dei bambini. Il direttore dell’orchestra era un violoncellista, quindi mostrava le parti usando il violoncello da ¼ di uno dei bambini della sezione dei violoncelli. Lo suonava così bene che chiesi il permesso ai miei genitori di poterlo suonare anch’io. È iniziato tutto in modo molto classico, imparando musica tradizionale per lo strumento. Solo col tempo, crescendo e scoprendo suoni più avventurosi, sono finita dove sono ora.
Per me è incredibile come la musica possa guidare l’energia di un intero spazio. Come un fantasma, così invisibile, così effimero, possa generare una sorta di bozzolo, o forse l’esatto opposto.
Quali crede possano essere i limiti e le potenzialità che il linguaggio musicale presenta rispetto ad altre forme d’arte?
Per me è incredibile come la musica possa guidare l’energia di un intero spazio. Come un fantasma, così invisibile, così effimero, possa generare una sorta di bozzolo, o forse l’esatto opposto. È una forza invisibile che influenza le emozioni e questo è uno dei suoi svariati potenziali che mi intriga e piace di più, perché come creatore puoi davvero costruire un tuo viaggio. Penso in modo così ottimistico alla musica che mi è difficile vederne i limiti, se non per il solo fatto che non puoi ascoltare due tracce individualmente allo stesso tempo. Puoi seguire un collage o una traccia alla volta.
Cosa possiamo aspettarci dallo spettacolo in programma in questa Biennale Musica diretta da Caterina Barbieri? Come è nata la collaborazione con i suoi compagni di scena?
La musica in questa Biennale sarà una raccolta di brani e improvvisazioni con i miei stretti collaboratori I. la Católica e Gibrán Andrade. Li ho incontrati entrambi a Città del Messico in contesti diversi. Ho conosciuto Gibrán nel 2017 attraverso la scena dell’improvvisazione libera, mentre I. la Católica l’ho conosciuto nel 2022 tramite un’amica nel suo appartamento. Lui si era trasferito dal Venezuela all’Argentina e infine in Messico durante la pandemia, quindi aveva appena iniziato a capire come muoversi in città. È successo tutto in modo molto naturale. Avevamo improvvisato un paio di volte con Gibrán, ma in realtà ho iniziato a suonare prima con I. la Católica. Avevo l’uscita del mio secondo disco e la chimica tra noi due era ottima. Successivamente ho invitato Gibrán a registrare il mio terzo album e subito dopo abbiamo iniziato a suonare dal vivo, registrando a seguire insieme anche i miei lavori successivi.