Il musicista austriaco riporta a Venezia Venice, suo caposaldo elettronico del 2004 in cui la musica si fonde con i suoni della città. Lo abbiamo incontrato per voi.
Lei è unanimemente considerato figura pionieristica della glitch music, espressione musicale elettronica nata dagli “errori” prodotti dalle apparecchiature digitali. Come si organizza il suo lavoro nella ricerca del repertorio da cui attingere?
Il termine glitch music non è nato da me e non descriverei, quindi, il mio lavoro in questi termini. Quello che continua certo ad affascinarmi è spingere gli strumenti digitali al limite, favorendo quelli che io chiamo ‘incidenti felici’. Spesso sono proprio quei momenti a diventare le parti più stimolanti da esplorare ulteriormente. Il mio approccio, tuttavia, resta più vicino alla pratica tradizionale in studio: da sperimentazione/improvvisazione a idea, a composizione, a esecuzione/mix, in qualsiasi ordine.
Chitarre acustiche, elettriche, sintetizzatori, campionatori e field recordings: esiste un elemento principale da cui la composizione prende forma?
Tutte queste fasi hanno la stessa importanza. Ma se dovessi evidenziare tra tutti un elemento principale, questo è la chitarra, semplicemente perché è stato il primo strumento su cui mi sono cimentato.
Il suo lavoro Venice è stato originariamente registrato nel 2004 e vive oggi in una versione espansa che ne celebra il ventennale. Come e quanto è cambiato l’approccio a questo lavoro nelle due distinte occasioni? Quanto e come è cambiata “la voce di Venezia”?
Dal mio punto di vista la voce di Venezia non è cambiata. Ciò che è cambiato sono le condizioni tecniche con cui ho lavorato questa volta. Molti degli strumenti che usavo nel 2003/2004 non funzionano più sulle piattaforme moderne, quindi ho dovuto ripensare il mio processo ed esplorare nuovi approcci.
La sua carriera ci parla di moltissime collaborazioni con artisti del calibro di David Sylvian, Ryuichi Sakamoto, Jim 0’Rourke. Quali sono stati i terreni di scambio, di confronto con questi artisti?
Si tratta di imparare gli uni dagli altri. Apprezzarsi e rispettarsi a vicenda. A volte ho bisogno di uscire dalla mia comfort zone, spinto dal desiderio di fare musica con artisti che ammiro.
Esiste un’altra città in particolare di cui vorrebbe registrare “la voce”?
Non ci ho ancora pensato, davvero. È anche difficile superare l’acustica unica di Venezia. La prossima città dovrebbe essere o eccezionalmente silenziosa o incredibilmente rumorosa.
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