Sulle tracce del Serpente

Incontro con Annabelle Chambon e Cédric Charron tra scena, corpo e resistenza
di Loris Casadei
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Annabelle Chambon e Cédric Charron sono tra i più stretti collaboratori di Jan Fabre e tra i protagonisti della scena performativa europea. Li incontriamo a pochi giorni dalla prima nazionale di SSSSSSSWELL, al Teatro del Parco di Mestre per la rassegna You Theatre Dance ~ Independent Music.

Me ne aveva parlato Matteo Sedda durante un incontro al Ridotto del Teatro Verdi in occasione della sua performance Hear Me Moo. Il tono era entusiasta: «All’interno del gruppo di Jan Fabre sono maestri incontrastati. Sono sempre un esempio, artisti super professionali dalla grande immaginazione creativa; certo non sempre seguono le regole, ma il contatto con il pubblico è ricercato in ogni modo, attraverso una potente gestualità e carica umana».
Si tratta del duo Annabelle Chambon e Cédric Charron, da oltre vent’anni figure di riferimento della compagnia Troubleyn/Jan Fabre, impegnata di recente ad Anversa nel festival organizzato dal collettivo in occasione del quarantesimo anniversario, The Poetry of Resistance, titolo che coincide con quello della performance presentata in prima nazionale. Su Jan Fabre sono stati scritti innumerevoli libri e saggi. Qui basti ricordare la partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1984 con lo spettacolo Il Potere delle follie teatrali: cinque ore di storia del teatro seguendo la sensazione dei corpi e del piacere della visione. Senza dimenticare però, nel 2019, la monumentale scultura di nove metri nel giardino di Palazzo Balbi Valier, The Man who Measures the Clouds, affacciato sul Canal Grande, una delle sue numerose presenze alla Biennale Arte.
Annabelle e Cédric ne stanno portando avanti il lavoro. Lei proviene dal Conservatorio musica e danza di Lione, lui invece dalla scuola di Danza Contemporanea di Bruxelles. Hanno spesso lavorato insieme, accanto a Jan Fabre in alcuni spettacoli celebri, quali Mount Olympus.To Glorify the Cult of Tragedy del 2015, esplorazione della tragedia greca della durata di 24 ore (è possibile visionarne alcune sintesi online), ma anche con una propria Compagnia.
Avremo la fortuna di vederli, sentirli e accompagnarli il 27 marzo al Teatro del Parco a Mestre all’interno della rassegna You Theatre Dance ~ Independent Music nello spettacolo SSSSSSSWELL. Umorismo e ironia non celano la crudele riflessione e lo svelamento del culto del benessere e del corpo preso di mira dalle campagne di marketing. Vorrei prendere in prestito una dichiarazione di una loro amica, anche lei parte del gruppo Fabre, l’irriverente e fascinosa, Irene Urciuoli: «È proprio nella ripetizione fino allo sfinimento fisico e mentale, che i performer possono veramente lasciarsi andare, liberandosi da qualsiasi maschera. I performer non recitano la fatica, la vivono con tutte le loro cellule». Prepariamoci.

Penso a Jan Fabre e a Body, body on the wall…. Alla fine, è una riflessione sul rapporto con l’altro e con il pubblico. Nella fase attuale di creazione dei vostri spettacoli, quale ruolo attribuite al pubblico?
Il pubblico occupa una posizione centrale nel nostro lavoro. La nostra urgenza artistica nasce dal bisogno di considerarlo non solo spettatore, ma complice e parte viva dell’esperienza, un corpo che entra in relazione con il nostro. Che assuma il ruolo di attore o di “voyeur”, desideriamo che partecipi a un’azione che si compie attraverso il corpo stesso, un incontro che si percepisce, si sente, si vive. Per anni il corpo è stato il campo delle nostre battaglie sulle scene di Fabre e oggi è il corpo degli spettatori al centro della nostra attenzione.

Lo spettacolo che vedremo SSSSSSSWELL (ma perché sette “S”?) a Talence e a Bordeaux si è svolto in modo molto partecipativo. Al Teatro del Parco, le modalità resteranno le stesse? Cosa deve aspettarsi il pubblico?
Le sette “S” prendono spunto da Bob Fosse, che nel film The Little Prince (1974) di Stanley Donen interpreta il Serpente, e dalla canzone A Snake in the Grass associata a quel personaggio. Il riferimento richiama anche l’incontro tra il Serpente e il Piccolo Principe e la cosiddetta “soluzione” ai problemi della vita secondo il Serpente.
Abbiamo sviluppato il progetto creativo in due spettacoli: uno per il palco e uno partecipativo, destinato allo spazio pubblico. Il punto di partenza è lo stesso per entrambi: l’idea della manipolazione dei cervelli, presente in alcune pratiche e derive del mondo della realizzazione personale e della ricerca del benessere fisico e spirituale.
A Mestre presenteremo lo spettacolo per il palco. Ci siamo interrogati partendo dalla condizione dello spettatore seduto, immerso in un atteggiamento consumistico: «Ma non temete, andrà tutto bene, abbiamo la soluzione a tutti i vostri problemi!».

Ma non temete, andrà tutto bene, abbiamo la soluzione a tutti i vostri problemi!

Il corpo è sempre più lo specchio di una trasformazione in corso, dalle pratiche fisiche all’IA. Il condominio di J.C. Ballard è più che mai attuale. I tempi in cui l’attrice italiana Anna Magnani diceva «Lasciatemi tutte le mie rughe… ci ho messo una vita a farmele venire» sembrano lontani. Come affrontate questo cambiamento nei vostri spettacoli?
Il corpo è un* vecchi* resistente politic*: il mondo cambia e con esso le nostre pratiche, naturalmente, ma il corpo ha la capacità di ‘digerire’ ogni cambiamento. Il nostro corpo, come quello di molti organismi viventi, è in grado di adattarsi. Ed è verso questa intelligenza dell’adattamento che dobbiamo tendere: adattarsi, aggirare, ergersi, senza piegarsi.
Per natura siamo ottimisti e non possiamo accettare il futuro del mondo guardandolo da dietro occhiali di violenza e paura. Dobbiamo operare ogni giorno affinché ciò non accada.
Nel nostro lavoro cerchiamo sempre di mettere in evidenza la necessità di uno spirito critico forte. I nostri due ultimi progetti si fondano sui principi della manipolazione del vivente e della manipolazione dei cervelli: vogliamo smontare certi meccanismi e condividerli con il pubblico, sia sul palco sia in modalità partecipativa nello spazio pubblico.
Se il mondo sembra non prendere la direzione giusta, allora dobbiamo immaginare ogni giorno un mondo migliore.

Spesso i vostri spettacoli celebrano la libertà, la resistenza, il richiamo a una reazione psicologica. Qual è il nemico che percepite?
Il nemico è chiaro: la deriva capitalista e la meschinità di chi cerca di approfittarne, sfruttando la debolezza di altre persone o interi gruppi. «Ogni mattina si alza un piccione…» diventa così un adagio della logica del profitto. Non vogliamo vivere in una giungla.
Il nostro obiettivo è la riappropriazione del politico attraverso il corpo: attraverso i nostri corpi passa il rifiuto di un certo capitalismo, e con essi si afferma un gesto di resistenza e di indipendenza.

You Theater | Dance〜 Independent Music

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