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Rompete le uova!

Tradizione di primavera: frittata di bruscandoli
di Fabio Marzari
frittata bruscandoli 25 aprile 1 maggio primavera Veneto

Nei bei tempi andati, il 25 aprile coincideva immancabilmente con un déjeuner sur l’herbe in cui era protagonista delle tovaglie stese sui prati una meravigliosa frittata fatta con i bruscandoli, in assoluto la più tradizionale in Veneto per la festa di San Marco.

Come sostiene lo scrittore giapponese Murakami Haruki: «È bello poter mangiare qualcosa di buono, ci si accorge di essere vivi». Così lo scrittore in Norwegian Wood: «La vita è una scatola di biscotti. Hai presente quelle scatole di latta con i biscotti assortiti? Ci sono sempre quelli che ti piacciono e quelli che no. Quando cominci a prendere subito tutti quelli buoni, poi rimangono solo quelli che non ti piacciono. È quello che penso sempre io nei momenti di crisi. Meglio che mi tolgo questi cattivi di mezzo, poi tutto andrà bene. Perciò la vita è una scatola di biscotti».
Queste poche parole mi sono venute in mente pensando alla situazione attuale, al disagio di cercare argomenti che possano riportare a qualche leggerezza, mentre immagini tremende affollano lo sguardo, senza potere ancora fare nulla in concreto. Dato il periodo pasquale, impossibile sfuggire al potere consolatorio delle uova di cioccolato, protagoniste indiscusse in queste settimane. L’offerta è vasta, varrebbe la pena regalarsi un uovo di qualità, di fattura artigianale preparato in maniera accurata con materie prime estremamente ricercate e non farsi traviare da quelle presenze inquietanti e giganti avvolte in carta lucida che fanno capolino nei supermercati, pronte a finire in super offerta appena finita la festa. Per tornare al ‘buon biscotto’ volgendo lo sguardo oltre le uova di cioccolato, viene in mente l’ebbrezza di tempi andati quando il 25 aprile coincideva con un déjeuner sur l’herbe in cui era protagonista delle tovaglie stese sui prati una meravigliosa frittata fatta con i bruscandoli. Questa con i bruscandoli è in Veneto la frittata in assoluto più tradizionale per la festa di San Marco, le cui origini risalgono all’VIII secolo. All’epoca la maggior parte della popolazione era povera e si arrangiava con quello che trovava e solitamente uova e germogli di luppolo selvatico erano facilmente reperibili. I più fortunati potevano arricchire il pasto con salumi e formaggi. In ogni caso, per tutti, poveri o meno, l’importante era trascorrere questa ricorrenza primaverile all’aperto.
Una curiosità letteraria sul luppolo selvatico riporta a Ugo Foscolo, che ne Le ultime lettere di Jacopo Ortis menziona la minestra fatta con i bruscandoli, un piatto che veniva e viene tuttora preparato nel periodo primaverile in alcune parti del Veneto.