VENEZIA NEWS #308
VENEZIA NEWS #306-307
VENEZIA NEWS #304-305
VENEZIA NEWS #303
VENEZIA NEWS #301-302

Daily 2025

82. Venice Film Festival

Daily 2024

81. Venice Film Festival

Daily 2023

80. Venice Film Festival

Daily 2022

79. Venice Film Festival

TheBAG 2025

The Biennale Arte Guide
Foreigners Everywhere

TheBAG 2024

The Biennale Arte Guide
Foreigners Everywhere

TheBAG 2023

The Biennale Architecture Guide
The Laboratory of the Future

TheBAG 2022

The Biennale Arte Guide
Il latte dei sogni

Art Night Venezia

21 giugno 2025

Art Night Venezia

22 giugno 2024

Art Night Venezia

17 giugno 2023

Art Night Venezia

18 giugno 2022

Giorno della Memoria, oggi

Il 27 gennaio e la responsabilità del ricordare
di Renato Jona

share:

La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, «Giorno della Memoria», al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte…

Legge 211 del 20 luglio 2000

All’inizio certamente non c’era bisogno di una legge. Era il 1945. Tutti avevano vissuto, sotto il regime fascista, un periodo storico tremendo. Conoscevano soltanto ordini, imposizioni, divieti di critica e di pensare “diversamente”; i comportamenti delle persone prima del 25 Aprile erano strettamente controllati, regolati da leggi dittatoriali che non ammettevano eccezioni. Raduni, parate, gagliardetti, bandiere, distintivi, saluti, atteggiamenti, trionfalismi: tutto era regolamentato fino ai minimi particolari. Ad alcuni suonavano falsi, ma siccome erano assolutamente imposti, erano comunque “giusti per tutti”. Il dissenso non doveva aver spazio. L’opposizione si pagava con la vita (Matteotti, ad esempio, come molti altri). La vita era senza benessere se non per i pochissimi altolocati nel regime; addirittura i sacrifici quotidiani erano assurdamente elogiati, perché “finalizzati al bene della Patria.”
Guerra, bombardamenti, deportazioni, morti, leggi razziali. Alla Liberazione i disastri, le miserie, gli stenti erano evidenti, non solo nel mondo esteriore, ma anche all’interno di ogni nucleo famigliare. In tante famiglie erano venuti a mancare uno o più componenti, senza poterne neppure conoscere la fine; in altre, si è sperato ancora, per mesi, che potesse ricomparire miracolosamente qualche persona scomparsa. Tre anni dopo (1948), la nostra Costituzione è stata varata, e ha costituito la traccia fondamentale morale e materiale e il limite entro cui le leggi dello Stato repubblicano avrebbero potuto e dovuto essere emanate. La vita ricominciava. Lentamente. I singoli cittadini venivano nuovamente considerati come tali con i loro doveri, ma anche sorprendentemente con i loro diritti, che dovevano essere riconosciuti e rispettati. Poco a poco, la generazione della guerra se n’è andata. Quella successiva, che aveva anche vissuto in modo marginale, o soltanto di riflesso, quelle tremende esperienze, ricordava.

La cicatrice profonda di quella terribile esperienza è rimasta fresca per tanti anni, anche se, com’è naturale che fosse, tendeva a rimarginare. Il trascorrere del tempo cancella, ma anche guarisce. La mente si rivolge altrove. Gli eventi tragici, le esperienze dolorose, anche se non erano state direttamente vissute o solo marginalmente, venivano ricordati, ma praticamente anche accantonati per essere predisposti verso l’oblio. Nuove esperienze, nuove passioni sono comparse all’orizzonte: così ci si è facilmente e piacevolmente assuefatti al benessere e alla rincorsa della vita quotidiana. Si è data più importanza alla ricostruzione, all’acquisizione dei beni materiali, allo stare sempre meglio. Il fascismo, di conseguenza, ha anche tardato a comparire sui libri di Storia. Sporadicamente si poteva trovarlo presente, descritto parzialmente in qualche romanzo, in qualche riunione letteraria, in qualche studio di storici. Ma il tempo passava, le generazioni si rinnovavano e i nuovi nati rischiavano di essere privati di preziose conoscenze, essenziali, relative al mondo che ereditavano. Prendevano atto di ciò che li circondava, lo sguardo era però soltanto rivolto avanti, senza sapere o approfondire la quantità di sacrifici materiali e di vite umane che erano stati necessari per costruire la nuova Società. I parlamentari della Repubblica della fine del secolo scorso si sono resi conto della necessità impellente di far conoscere alle nuove generazioni la tragica esperienza fatta pochi anni prima dagli italiani e dell’imprescindibile esigenza di diffondere tale conoscenza, quanto più era possibile, ritenendola, se non altro formativa e comunque necessaria.

Così è nata la Legge della Memoria, nel primo anno che ha iniziato questo secolo, 55 anni dopo la Liberazione: il 20 luglio 2000 è stata emanata la legge n. 211 con l’intento di insegnare a Ricordare.
Forse è stata un po’ troppo tardiva, ma comunque ha rispecchiato una necessità sentita, e si è dimostrata sempre molto utile. Legge assai difficile da emanare, che non prevede sanzioni in caso di inosservanza. Una legge che oserei definire “morale o etica”. Il testo legislativo, composto di 2 soli articoli, definisce il 27 Gennaio, giorno in cui sono stati abbattuti i cancelli del Campo di Sterminio di Auschwitz, quale “Giorno della Memoria”, per ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali fasciste, la persecuzione dei cittadini ebrei e di tutti i cittadini che hanno subito deportazione, prigionia, morte, nonché coloro che anche in campi e schieramenti diversi si sono opposti al progetto di sterminio e, a rischio della propria vita, hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
All’articolo 2, oltre a quanto accaduto al popolo ebraico, si ricordano i deportati militari e politici italiani (che mi permetto di definire eroici) nei campi nazisti, per conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico e oscuro periodo della storia del nostro Paese e dell’Europa e, prosegue il testo della legge, affinché simili eventi non possano mai più accadere.

Ma come “Ricordare”? La legge suggerisce di organizzare cerimonie, iniziative, incontri, momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado.
Una legge, dicevamo, orientativa d’indirizzo e valoriale, ma anche pratica. Il fatto di ripetere ogni anno le previste cerimonie e incontri non è e non deve trasformarsi in un rito, ma deve essere vissuta come una esigenza, sollecitata dalla legge, sentita da chi governa o da chi comunque ha responsabilità sugli altri, che a scadenza annuale, deve preoccuparsi di formare le nuove generazioni, sulla base di tragiche esperienze passate che non devono esser dimenticate, non devono potersi ripetere “mai più”. Ecco perché il dettato della legge non dovrebbe attendere soltanto la ricorrenza del 27 Gennaio per essere messo in pratica, ma dovrebbe sollecitare ogni volta che è necessario, le coscienze di chi può insegnare a “Ricordare”, proprio per non dimenticare e soprattutto per non ripetere. Tuttavia un’esperienza fatta, per quanto tragica e dolorosa, non è mai definitiva: con il passare del tempo sbiadisce e rischia di perdere il suo valore di tremendo monito. Sta comunque a tutti noi, mantenere viva la memoria di quanto è accaduto, combattere con decisione, attenzione e scrupolo i rigurgiti di tutti i totalitarismi, le ignoranti nostalgie, molto spesso, faziosamente interessate. Qualche giovane che non ha vissuto direttamente quella tragica epoca e che non l’ha studiata con spirito obiettivo, serio, senza documentarsi e senza approfondire la realtà di ciò che è stato, per ignoranza, interesse politico o personale ritiene di poterne liberamente parlare, di poter raccontare superficialmente cose non corrette, di poterle banalizzare o di ignorare le gravi responsabilità storiche, alterando la realtà dei fatti. Di fronte alle deformazioni del passato e alle distorsioni del presente, che sempre più spesso vengono con troppa leggerezza diffuse o commentate, i politici responsabili dovrebbero in proposito pronunciarsi in modo non equivoco, a voce alta, senza giochi di parole o, come talvolta accade, rimanendo colpevolmente silenti. La Legge sulla Memoria, con quei due suoi brevi articoli davvero significativi, lascia una sensazione ai cittadini consapevoli di assoluta contemporanea necessità e attualità: con il passar del tempo anziché perdere valore, incredibilmente ne acquista. La responsabilità della gestione del monito etico, tuttavia, ricordiamolo, dipende anche da tutte e tutti noi!

share:

RELATED

Il dovere di ricordare

Un calendario di riflessioni per il Giorno della Memoria 2026
VENEZIA NEWS #308

VeNewsletter

Ogni settimana / Every week

il meglio della programmazione culturale di Venezia / the best of Venice's cultural life

VENEZIA NEWS #308

VeNewsletter

Ogni settimana

il meglio della programmazione culturale
di Venezia