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I magnifici quattro, in attesa del cinque!

Con Matita, la città prende forma dallo sguardo dei bambini
di Mariachiara Marzari

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Con Sottosopra, quarto titolo della collana Matita Edizioni ideata da Delphine Trouillard, l’editoria per l’infanzia incontra l’architettura e il progetto urbano: un libro illustrato senza parole che affida ai bambini la ricostruzione immaginaria di una città dopo una tempesta.

Per bambini grandi o per grandi bambini non perdete Matita numero 4 o meglio aggiungetelo alla vostra collezione, accanto ai numeri 1, 2 e 3! Matita non è solo una collana di libri per bambini, ma un’idea, una bella idea, quella di mostrare attraverso le illustrazioni, che a ogni edizione sono curate da una illustratrice diversa, senza o con pochissime parole, il mondo a misura di bambino, un mondo reale, con personaggi, oggetti, situazioni reali.
Matita – disegno, grafica, stampa, distribuzione estremamente ricercate e contemporanee – è uno strumento che potrebbe benissimo essere definito didattico perché educa a vedere e a crescere consapevoli, raccontando per immagini la vita dei bambini nelle città. Delphine Trouillard, parigina ma da tempo veneziana, con una considerevole esperienza nella comunicazione di musei e istituzioni culturali, ha intrapreso questo progetto sei anni fa con determinazione, non senza fatica e problemi, creando una piccola casa editrice dedicata – Matita Edizioni appunto – e arrivando oggi al quarto libro con il quinto già in cantiere. I libri si trovano nelle migliori piccole librerie e nei bookshop dei musei e collezioni di Venezia, Italia e Francia, oltre che naturalmente online sul sito matitaedizioni.com.

Photo credit: Emma Lukacs

Tutto è iniziato con due splendide bambine – Mathilde e LouLou – che hanno ispirato il primo, poi il secondo, poi il terzo e ora il quarto libro. Quale strada sta percorrendo Matita?
È vero: tutto è cominciato con la nascita di Mathilde che oggi ha sei anni. In quel momento ho iniziato a interessarmi all’editoria per l’infanzia e mi sono resa conto che mancava qualcosa. Da un lato, molti libri per bambini venivano prodotti fuori dall’Europa, con tutte le implicazioni etiche e qualitative che questo comporta; dall’altro, sentivo l’assenza di un certo tipo di sguardo: quello sul quotidiano, sugli spazi che abitiamo, sugli oggetti e sulla città che ci circonda. Da qui l’idea di proporre qualcosa di completamente nuovo rispetto all’esistente: libri illustrati da architetti, persone che non nascono per disegnare libri per bambini ma che sanno raccontare lo spazio e il reale con un’attenzione diversa, più concreta, e capace di restituire la complessità e la bellezza del mondo che abbiamo davanti agli occhi. Fin dall’inizio ho voluto che tutto fosse prodotto interamente in Italia, a Venezia, valorizzando le competenze locali – grafici, stampatori, legatorie – perché credo profondamente nelle filiere etiche e nella qualità del fare bene. Oggi siamo arrivati al quarto libro, e ne sono molto felice: non era scontato, perché è un’impresa impegnativa e poteva fermarsi subito. Invece, più vado avanti, più sento il desiderio di valorizzare Venezia come luogo di produzione e di ispirazione, e non solo come cartolina. In un certo senso, Matita cresce insieme alle mie figlie, perché ogni libro riflette un momento del nostro percorso: il primo, Viceversa, racconta il ciclo della vita e parla soprattutto ai neogenitori, che attraverso i figli riscoprono la propria infanzia; il secondo, WOW, esplora Venezia e le sue forme, nato quando le bambine hanno iniziato a camminare e a guardare la città con occhi curiosi; il terzo, Disordini, guarda alla casa come un universo da scoprire; il quarto, SottoSopra, parla di città e partecipazione, e nasce nel momento in cui sento che le mie figlie diventano sempre più autonome e propositive, mostrando come i bambini possano immaginare e trasformare il modo in cui viviamo insieme lo spazio urbano.

Matita 4 racconta la trasformazione di una città colpita da una tempesta. Sono i bambini a immaginarne e ricostruirne una nuova, più aperta, libera e viva

Una piccola casa editrice che si muove nel mare agitato dell’editoria. Da un lato una grossa crisi, soprattutto dei lettori e del pubblico in generale, dall’altro l’attenzione a oggetti-libro sempre più originali, ricercati e di alta qualità formale e di contenuto. Quale la tua personale esperienza in un mercato così particolare?
Sì, non è semplice. In questi anni ci sono stati momenti in cui ho davvero pensato di fermarmi: essere una realtà piccola in un mercato molto saturo è complesso, e lo diventa ancora di più in un contesto dove la distribuzione è spesso poco collaborativa e la rete delle librerie indipendenti si assottiglia o fatica a rischiare su titoli nuovi e diversi. Eppure credo che proprio il fatto di essere di “nicchia” sia la forza di Matita. Il fatto di lavorare tra due Paesi – Italia e Francia – e di proporre libri senza testo o bilingui mi ha permesso di raggiungere pubblici diversi e curiosi, e questo in parte mi tutela. Ma soprattutto mi conferma che c’è spazio per oggetti-libro che non assomigliano a nulla di già visto, che non seguono mode ma che si costruiscono con una forte identità visiva e progettuale. In questo mercato particolare, penso che la strada sia andare ancora più in profondità in questa unicità, continuare a fare libri che hanno una voce precisa, che parlano al mondo reale, con un forte “parti pris” sia dal punto di vista grafico che contenutistico. È forse più faticoso, ma è anche ciò che rende questo lavoro interessante.

 

Quali gli ingredienti necessari per un libro che possa recuperare l’attenzione dei grandi e stimolare i più piccoli?
Il primo ingrediente? Certamente che il libro sia un oggetto bello, da guardare e da toccare. È fondamentale educare i bambini fin da piccoli alla bellezza e al rispetto dei libri: un bambino è perfettamente capace di capire che un libro non si strappa e non si piega, soprattutto se riconosce la qualità dell’oggetto che ha tra le mani. Non ho mai dato alle mie figlie solo libri cartonati o pensati per “non rovinarsi”: penso che si possa imparare a prendersi cura delle cose belle. Un altro elemento essenziale è coinvolgere gli adulti. Perché la lettura diventi un rito condiviso, i libri devono parlare anche ai grandi, non solo ai bambini. Il momento della lettura è un momento di trasmissione: non possiamo dare per scontato che i bambini arrivino da soli alla lettura. A volte serve un accompagnamento e una presenza adulta curiosa e coinvolta. Viviamo in un tempo in cui è spesso più semplice lasciare in mano a un bambino un tablet o un telefono invece di leggere insieme una storia. Se però offriamo libri che interessano anche agli adulti – che parlano al loro sguardo e alla loro sensibilità – allora può accadere quella magia in cui bambini e genitori si incontrano e la lettura diventa davvero un gesto condiviso. I libri di Matita, grazie alla cura delle illustrazioni e all’originalità delle storie, riescono spesso a parlare anche agli adulti.

Arriviamo a Matita 4, da poco uscito nelle librerie. Con chi hai lavorato per questo nuovo progetto?
Per il quarto libro, Sottosopra, ho collaborato con Anna Puklus, architetta ungherese che vive e lavora a Parigi e che da poco si è avvicinata al mondo dell’illustrazione. Ci siamo conosciute al Salone del Libro per Ragazzi di Montreuil due anni fa: rimase colpita dai primi volumi di Matita e mi lasciò un biglietto da visita inciso a mano (in realtà me ne fece scegliere uno tra dieci, tutti realizzati artigianalmente, meravigliosi e già capaci di raccontare la sua sensibilità e la sua straordinaria padronanza tecnica). Qualche mese dopo l’ho contattata proponendole un tema su cui lavorare. Dopo settimane di ricerca, Anna è arrivata con una proposta ispirata al progetto del pedagogista Francesco Tonucci, che promuove l’idea di città pensate a misura di bambino, perché una città adatta ai più piccoli è una città migliore per tutti. Da qui nasce la storia di una città che, dopo una tempesta, viene ricostruita proprio dai bambini, dando vita a uno sguardo nuovo e ribaltato – appunto, sottosopra – sul mondo urbano.

Quale la storia proposta in Sottosopra? E quale prospettiva offri ad altezza bambino?
In Sottosopra raccontiamo la trasformazione di una città colpita da una tempesta. Sono i bambini a immaginarne e ricostruirne una nuova versione, più aperta, libera e viva. Il punto di partenza è una riflessione reale: oggi le città lasciano sempre meno spazi vuoti, quei luoghi informali in cui poter inventare giochi, incontrarsi, creare relazioni spontanee. Tutto è molto costruito, regolamentato, riempito e in questo, spesso, schiacciante. Il libro di Anna lo mostra con grande forza visiva. Nella città ripensata dai bambini, invece, il gioco torna al centro della vita urbana: ci sono terreni interi che diventano spazi di socialità, le piazze diventano luoghi di incontro per adulti e bambini, e l’immaginazione diventa una competenza concreta per progettare un mondo migliore. Con Anna abbiamo parlato spesso della parola giocare, che in francese è la stessa per dire “suonare” o “recitare”. L’idea ci affascinava: giocare come atto creativo, serio e costruttivo, non come semplice passatempo infantile. Per questo nel libro il gioco diventa azione e progetto urbano: i bambini non fanno finta, agiscono, trasformano, costruiscono. La prospettiva ad altezza bambino, dunque, è uno sguardo capace di ribaltare le logiche della città adulta e di ricordarci che una città progettata per i più piccoli è una città più umana e vivibile per tutti.

Stai lavorando già al prossimo libro. Puoi anticiparci qualcosa?
Sì, ci sto lavorando già da gennaio scorso. Un libro è sempre un progetto di lungo respiro: in media ci vuole almeno un anno e mezzo prima che prenda una forma definitiva. Il prossimo titolo avrà come tema le collezioni, un universo che permette di esplorare l’osservazione, la curiosità e il gioco. Sarà realizzato da due bravissime artiste ticinesi, un’architetta e una poetessa, che stanno lavorando insieme a quattro mani. Sarà un libro molto giocoso, sorprendente e diverso dai primi quattro, con un approccio narrativo e visivo completamente nuovo. Non vedo l’ora di poterlo condividere… Ne riparliamo la prossima estate!

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