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Il fantasma della neve

Un reportage di Nico Zaramella sulle tracce del gufo bianco
di Nico Zaramella

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Come ogni anno, il nostro regalo sotto l’albero è un viaggio straordinario firmato da Nico Zaramella, fotografo naturalista dal cuore “wild”. Tra luci rare e silenzi innevati, ci conduce in un mondo sospeso, dove creature eteree e paesaggi cristallini sembrano custodire segreti antichi e delicati.

Ciò che loro mi donano e ci donano appartiene all’illusione di un mondo perfetto. Circondati da grettezza e brutture forse una volta o l’altra, un Natale o l’altro, avremo il dono di vedere sul nostro albero questo delicato, prezioso e aggraziato gufo bianco messaggero di pace e saggezza.

Ho viaggiato e viaggio in tutto l’estremo nord e l’estremo sud del mondo con la macchina fotografica al collo. Quando qualcuno mi chiede il perché di questo errare nel cuore più profondo della natura, forse non conosco nemmeno io la risposta. C’è un fantasma dentro di me che sto conoscendo viaggio dopo viaggio, spedizione dopo spedizione. È un fantasma amico. Ho capito chi è e dove va. Sono io in una “challenge” interminabile con la mia mente, la mia storia, i miei desideri e il mio corpo, o forse è un “duende”, uno spirito flamenco, che scompiglia con pari intensità ciò che il mondo si attende e ciò che io mi attendo da me. Il lavoro, il denaro, la famiglia, la quotidianità hanno occupato un bel po’ del mio tempo che, nonostante la nostra aspirazione all’eterno, è in realtà fortunatamente limitato. Ma quel fantasma occupa tutto lo spazio rimanente: mi sono reso conto che il mio “avatar” è letteralmente infinito. Sono io che stabilisco quanto spingere in là il mio pensiero. Magari oggi è l’ennesima volta che batto il congelamento, il vento, il rischio di guardare sempre più da vicino negli occhi un orso polare, ma domani potrebbe essere una profonda riflessione sull’infinito, sul pensiero universale, sugli spazi non confinati della percezione. Molte volte ho perduto la forza e ho sentito la depressione del gelo, del vento e della fatica. Proprio in quel momento la mia mente mi ha costretto a mettere un piede di fronte all’altro, a non fermarmi: il mio fantasma traccia la strada e supera il limite fisico, è totalmente consapevole. Molte cose nel tempo hanno così perso parte della loro importanza: le ho percepite come gravate dalla finitezza e dal loro modesto rilievo. Dentro e fuori di noi c’è un infinito tutto da esplorare; più lo esploriamo, più il resto appare miserevole.

Photo Nico Zaramella © worldwide reserved

In una regione freddissima canadese qualcosa che appartiene al mio essere infinito e fantasmatico vola silenziosamente; un qualcosa che forse era già da tempo, ed oggi lo è sicuramente, dentro di me. Ora è immobile qui accanto e sotto una nevicata incessante, a 30 gradi sotto zero. Fermo a qualche metro da me, tra un ikebana di stecchi gialli, bianco, tra il bianco candido, mi guarda. Non ci sono dubbi. Abbiamo sempre l’impressione che chi guarda sia attratto dalla nostra forma esterna, dal nostro apparire; invece mi guarda dentro, con occhi gialli e brillanti, in un silenzio pressoché assoluto. Così come il pensare al mio fantasma anche questo sguardo apre una porta nell’infinito, nel vuoto, nel silenzio. Mi rendo conto che tutto questo è un lusso impagabile: il silenzio, il bianco assoluto, l’assenza, il vuoto, il buio.

Il Bubo scandiacus si libra o rimane immobile sugli stecchi spogli di un inverno spietato. Quasi fosse un ecoscandaglio vivente coglie nel silenzio della neve i suoni della vita e così sopravvive, nell’ecosistema più ostile del Pianeta, migrando ben poco tra il freddo e il freddo

È un privilegio che facciamo fatica a percepire come tale perché non ha nulla di ambiguo né di materiale come invece quasi tutto il resto della vita che consumiamo in società, connotata dall’urgenza di apparire, di occupare spazio, sgomitando in un piccolo mondo antico sempre più legato a conflitti meschini conformati ad un vantaggio personale che sembra tale, ma che tale, invece, proprio non è. Esibire, esibirsi sul palcoscenico scricchiolante di una vita confinata, esattamente come personaggi in cerca d’autore, ovvero incapaci di essere quando privati di qualcuno al cospetto del quale poter apparire. Questo lusso nell’immergersi senza nulla chiedere in cambio nel pieno della natura è invece “solo” un dono di solitudine e riflessione senza spettatori. Questo lusso non si compra, non si eredita. È speciale.

Photo Nico Zaramella © worldwide reserved

Questo fantasma bianco è forse proprio il mio avatar. Il suo silenzio, il mio e questo fantastico incanto è il meglio che si possa chiedere al nostro esistere qui, ora: la perfezione della vita. Come Atena, Minerva ed Harry Potter, questa Edvige sublima filosofia e saggezza. Il pubblico è scomparso e con il pubblico anche il denominatore, o forse la costante, di una banale partita a scacchi di giocatori dilettanti. Chiude leggermente gli occhi prima di spiccare il volo ed il suo volo è silenzioso, contemplativo. Il movimento delle ali è quasi impercettibile, fende il vento e la sferzante nevicata e ruota la testa rotonda, come se gli occhi fossero fissi in un mondo continuamente mobile e al contempo attenti ad un esatto punto solo a lui noto. Guardando questo gufo delle nevi, tanto desiderato e immaginato, per tentare di sentire la sua vita ho capito il significato della parola “librarsi”: non è semplicemente un moto fisico, è grazia, leggerezza, sospensione. “Snowy owl” per gli anglosassoni, “Civetta delle nevi” nella nostra dolce lingua, comunque gufo a tutti gli effetti, è una delle magnifiche presenze della fauna circumpolare. Come tanti veri e autentici indigeni della vita la sua esistenza è vulnerabile (IUCN-International Union for Conservation of Nature), se non proprio minacciata. Clima, disponibilità alimentare e anche vili fucilate hanno decimato questo silenzioso e innocuo fantasma con le ali la cui popolazione mondiale potrebbe non essere superiore alle 30.000 unità (“…An assessment of the available data suggests that current estimates of a worldwide population of 14.000-28.000 breeding adults are plausibile…” R.A. McCabe et alii STATUS ASSESSMENT AND CONSERVATION PRIORITIES FOR A CIRCUMPOLAR RAPTOR: THE SNOWY OWL BUBO SCANDIACUS Cambridge University Press 2024)

Photo Nico Zaramella © worldwide reserved

Il Bubo scandiacus si libra o rimane immobile sugli stecchi spogli di un inverno spietato: ogni piccolo movimento, ogni minima vibrazione sonora sono per lui il segnale di un piccolo lemming, di un mammifero nascosto che tenta di sfuggire al suo ambito pasto. Quasi fosse un ecoscandaglio vivente coglie nel silenzio della neve i suoni della vita, o forse il frullare leggero di qualche piccolo uccello, e così sopravvive, nell’ecosistema più ostile del Pianeta, migrando ben poco tra il freddo e il freddo. È vero, qualche esemplare orfano disperso è apparso più in là, a sud, chissà perché, per quale incomprensibile ragione. Ogni volta penso a quella carcassa congelata di un leopardo sul Kilimangiaro, “la casa di Dio”, che ha emozionato Ernest Hemingway; e mi emoziona non meno pensare che forse, come l’orso delle caverne, ben poco sappiamo dell’ansia di conoscere di questi esseri meravigliosi, del loro percorrere le strade della vita, così come noi facciamo seguendo i sentieri del pensiero, della curiosità e dell’apprendimento. A volte mi illudo di capire le loro parole e le loro riflessioni. Sono certo di tutto questo almeno nella stessa misura in cui ho capito che solo l’uomo, vittima di supponenza e presunzione, può ipotizzare di essere il detentore delle sensazioni, dei sentimenti, ambendo presuntuosamente lui solo alla conquista della conoscenza.

Photo Nico Zaramella © worldwide reserved

Le mie mani in questo gelo terribile, quantunque ben coperte, cominciano a soffrire i mille aghi di un imminente congelamento e allora… E allora a domani, per un nuovo appuntamento. Non so più se Natale è passato o se oggi è Natale, ma in questo bianco abbacinante il mio candido fantasma non manca al nostro nuovo incontro e non mancherà nei prossimi giorni. Probabilmente non è mai lo stesso soggetto, anche se certamente in questo spazio prezioso gli esemplari sono pochissimi. Mi accorgo di piccole differenze nella livrea e nella disposizione delle scarse macchie più scure e mi accorgo di piccoli segni e comportamenti diversi: sono sessi diversi, ma soprattutto sono individui distinti, singolarità con un proprio carattere. Ho imparato il mistero di essere “una parte”, cioè di condividere un luogo e un momento della mia e della loro vita. Questo gufo non mi teme, non è diffidente, è empatico o resiliente alla mia presenza: io non cerco di nascondermi ma solo “la discrezione”. Non sono solo uno spettatore; ho un ruolo nella sua vita così come lui ha un ruolo nella mia. Questa meraviglia misteriosa che passa con i suoi simili attraverso la storia deve forse al suo modo di apparire e di vivere l’alterna fortuna di essere visto come portatore di stregoneria e malevola magia, oppure viceversa di filosofia e saggezza, se non addirittura di divinità. Come tante altre volte è accaduto, questo è uno degli incontri più incredibili che la vita mi ha regalato. Riflessivo, regale, consapevole, si muove nel suo mondo come io mai potrei fare. Per questo inevitabilmente mi illudo che non sia affatto un caso e leggo nella sua eleganza e nell’armonia le aspirazioni del mio fantasma. La sintonia, la coerenza, o forse è l’invidia di Icaro.

Photo Nico Zaramella © worldwide reserved

Essere qui e ora dopo aver letto di Roar Solheim è un privilegio unico. Non stento certo a credere che per gli antichi abitanti della stessa terra questo gufo bianco fosse un animale sacro, divino, un messo tra l’ultraterreno e il terreno. Questa simbolica e luminosa potenza protettiva gli ha garantito il pieno diritto di essere uno dei simboli del Quebec. Fu solo al terzo giorno che mi resi conto delle nostre affinità e mi chiesi se non avrei avuto altri incredibili incontri quando le luci regalano quel momento incantato che separa la notte dal giorno e il giorno dalla notte. Pagherò il pegno di temperature ancor più terribili, ma non sarà né la prima né l’ultima volta. Ecco, è così che cerco il movimento, il colore e la forma che si compone attraverso la direzione del volo e lo sguardo: questa è interpretazione e creatività.

Photo Nico Zaramella © worldwide reserved

Certo, questa creatura, che ha in sé i “signa” della divinità, deve a questi momenti di transizione della luce e del colore il suo fascino seduttivo, così come noi stessi siamo altrettanto sedotti e affascinati dal passaggio tra la notte e il giorno e tra il giorno e la notte della nostra stessa vita. Nei molti giorni a seguire ho cercato le vibrazioni che mi sono care delle mie migliori immagini e per il resto del tempo ho soltanto guardato seduto o disteso sulla neve. Mi sono concesso privilegio e diritto di apprendere quanto di me stesso questo passeggero della mia esistenza mi consente di conoscere. È proprio il fantasma della neve, un essere unico, un capolavoro del Pianeta: fatto di materia e al tempo stesso ispiratore di astratte leggende e sensazioni.
Come sempre ancora una volta parlo di me stesso e di loro, perché dai nostri incontri è nata l’emozione più autentica e semplice della mia vita. Continuo a vivere questi momenti con lo stupore del bambino e la saggezza di chi affronta gli anni migliori. Ciò che loro mi donano e ci donano appartiene all’illusione di un mondo perfetto. Circondati da grettezza e brutture forse una volta o l’altra, un Natale o l’altro, avremo il dono di vedere sul nostro albero questo delicato, prezioso e aggraziato gufo bianco messaggero di pace e saggezza.

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