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Sfide olimpiche

Dal sogno olimpico alla rissa in acqua: il derby veneziano tra Bucintoro e Querini
di Stefania Bertelli

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Nel 1912 Venezia divenne teatro di una selezione olimpica degenerata in rissa: Bucintoro e Querini, in corsa per Stoccolma, si urtarono lungo il campo di gara e finirono a colpirsi con i remi. Ne seguì uno scandalo nazionale, tra squalifiche e aule di tribunale.

Diciotto giovani, «ansanti per lo sforzo, frementi per l’arresto improvviso, eccitati dalle ingiurie reciproche», in un attimo sollevarono i remi e cominciarono a menarseli addosso…

Nelle storiche Olimpiadi di Atene del 1896, le regate erano state annullate a causa di avverse condizioni climatiche. In seguito, il canottaggio italiano non aveva presenziato a Parigi 1900 né a Saint Louis 1904; ma nei Giochi intermedi di Atene del 1906 gli atleti della Penisola brillarono conquistando quattro ori, un argento e un bronzo. Occorre ricordare che fino a Helsinki 1952 non erano delle selezioni nazionali a gareggiare, bensì le singole società remiere in rappresentanza del loro Paese. A Venezia, la Società di Ginnastica “Costantino Reyer”, fondata nel 1872, era stata la prima a promuovere il canottaggio in laguna. Un decennio dopo nacque la Reale Società Canottieri Bucintoro, capace di imporsi a livello internazionale già nel 1884 a Torino, con la Coppa della Duchessa di Genova e ad Atene, dove trionfò con la jole a due. Nel maggio 1901 si distaccò la Società di Sport Nautici Francesco Querini, che ottenne i primi allori europei a Gand nel 1905, a Pallanza nel 1906 e, negli anni successivi, dominò a Lucerna, Parigi, Ostenda e Como. Le due società lagunari erano dunque titolate a rappresentare l’Italia nelle competizioni mondiali. Per le Olimpiadi di Londra del 1908, il Reale Rowing Club Italiano, cioè la federazione nazionale, avrebbe voluto convocare altre due importanti formazioni di voga della Penisola, la Lario di Lecco e l’Aniene di Roma; tuttavia le ristrettezze economiche imposte da Giolitti – non si dovevano superare le 25.000 lire – lo impedirono. Invece dei 100 atleti previsti inizialmente per l’intera compagine italiana, andarono in Inghilterra solo 68, tra cui il singolista pisano Igino Ciabatti dell’Arno, che venne eliminato in batteria.

Quattro con della Querini, tre volte Campione Europeo: 1908,1909,1910. Scipione e Brenno Del Giudice, Luigi Ermellini, Mario Tres, Giuseppe Mion timoniere

Per le Olimpiadi di Stoccolma, quindi, c’erano quattro potenziali società in concorrenza: Aniene, Bucintoro, Lario, Querini. Di queste il Reale Rowing Club Italiano scelse – forse per un disguido nelle comunicazioni – la Bucintoro, scatenando le proteste delle tre escluse. Per ripianare la disputa la stessa società designata propose, «di sua iniziativa e con atto encomievole», di fare le eliminatorie. Così la federazione, il 20 maggio 1912, deliberò che – grazie alla disponibilità della Bucintoro – si sarebbero organizzate le regate a Venezia il 25 giugno. Stabilì inoltre che nel caso si fossero iscritte solo le società veneziane, le gare di eliminazione in 4 ed 8 sarebbero state inglobate in una sola e il vincitore della gara ad 8 sarebbe stato considerato vincitore della gara a 4. Tutto ciò per ridurre il numero di vogatori che si sarebbero recati a Stoccolma: circostanza che si realizzò, con il ritiro di Lario e Aniene, aprendo al derby tra Bucintoro e Querini. La Gazzetta di Venezia, del 26 giugno 1912, riportò la cronaca della giornata, con un articolo dal titolo poco lusinghiero: Penosi incidenti nelle gare di ieri fra “Bucintoro” e “Querini” per le Olimpiadi di Stoccolma. Che cosa era accaduto? Il giorno del “match” molti cittadini appassionati dello sport del remo si erano disposti, con le barche a remi e a motore, per vedere la regata d’importanza nazionale; che non era usuale a Venezia, perché considerata una località difficile per l’organizzazione del campo di gara. Il percorso per i due “outriggers” ad otto vogatori era di 2000 metri. Il traguardo di partenza era fissato con due “bricole” contraddistinte da due grandi bandiere rosse all’ingresso del canale di Poveglia, dietro l’isola delle Grazie. Il traguardo di arrivo rimaneva invece all’altezza dell’isola di Santo Spirito un po’ più avanti di San Clemente. L’inizio della gara era stato fissato per le 18, nonostante l’acqua fosse un po’ agitata per il vento di scirocco. C’erano due delegati del Rowing Club: l’avvocato Rolando e il conte Rambaldo di Collalto. Giudice d’arrivo era il capitano di fregata cav. Candeo, mentre il giudice di partenza e arbitro del percorso era il tenente di vascello Carnevale. Furono sorteggiati i posti: la Bucintoro a dritta, la Querini a sinistra. Il grande pericolo era rappresentato dalla secca. Aumentò la suspense l’attesa di 30 minuti, per il passaggio prima del piroscafo per Chioggia e poi del battello che faceva servizio ai manicomi. Nei due equipaggi c’erano atleti tra i più importanti della loro generazione: alcuni vincitori dei campionati europei, altri futuri olimpionici. Per la Bucintoro: Olgeni, Bruna, Piazza, Scatturin, Berlin, Traverso, Signoretto, Bettini; timoniere Graziadei. Per la Querini: Del Giudice Scipione, Ermellini, Tres, Nenzi, Nali, Del Giudice Curzio, Solesin, Rosada; timoniere Mion.

Regata in Canale della Giudecca

Finalmente, alle 18.30, venne dato il segnale di partenza alle due imbarcazioni, che mantennero dapprima le distanze, finché il divario si fece sempre più ridotto, fino all’inevitabile scontro. Il giornale ritenne l’abbordaggio disastroso, ma giudicò le conseguenze ancora più gravi. Perché, spiegò, le due imbarcazioni, così vicine, tanto da sfiorarsi, smisero di vogare e gli equipaggi iniziarono subito a insultarsi. I diciotto giovani, «ansanti per lo sforzo, frementi per l’arresto improvviso, eccitati dalle ingiurie reciproche», in un attimo sollevarono i remi e cominciarono a menarseli addosso. Ne nacque una sorta di duello improvvisato, che nemmeno le urla dei giudici riuscirono a interrompere. Accadde che uno dei vogatori della Bucintoro, colpito dall’avversario e temendo una replica, si gettò in acqua per mettersi in salvo e raggiungere a nuoto la secca sulla sinistra. Nel frattempo alcune barche accorsero e cercarono di allontanare l’imbarcazione della Bucintoro, ma questa finì per capovolgersi, trascinando tutti i rematori in acqua. La stessa sorte toccò anche all’“outrigger” della Querini. Così, nel giro di pochi istanti, i canottieri si trasformarono in nuotatori. Il giorno successivo il conte Piero Foscari, presidente della Querini sin dalla fondazione, dichiarò ai giornali che la responsabilità dell’incidente era da attribuire esclusivamente alla Bucintoro. Foscari era uno degli uomini più autorevoli di Venezia, costituendo insieme a Giuseppe Volpi e altri maggiorenti, un gruppo politico-economico in costante crescita, tanto da realizzare, qualche anno dopo, un progetto che cambiò per sempre la fisionomia lagunare: Porto Marghera. Ciò non impressionò il Regio Rowing club Italiano, che rimase imparziale e squalificò entrambe le società per due anni, 1912 e il 1913. Ci fu un tentativo, pare, di inviare a Stoccolma il doppio campione europeo, Giuseppe Sinigaglia, di Como, che però rifiutò la convocazione.

Otto con della Bucintoro vittorioso sul canale Bassanello di Padova

Il presidente della federazione, Luigi Capuccio fu costretto ad arrendersi, lasciando l’Italia priva di rappresentanza in quella disciplina. L’incidente ebbe echi in altre parti d’Italia, soprattutto a Torino, sede del Regio Rowing club Italiano. In quella città era nata, il 4 gennaio dello stesso anno, una nuova rivista, il Guerin sportivo, che intervenne sulla vicenda con ben tre articoli di denuncia nei confronti dei canottieri veneziani. Con il primo pezzo del 27 giugno, Barufe ciozote. L’ultimo incidente Querini Bucintoro e i suoi precedenti. Olimpiadi di Ciozoti, si lanciarono pesanti accuse alla Querini, colpevole di dedicarsi allo sport non per scopi salutari, ma “per mestiere e per lucro”. Il 4 luglio un secondo articolo, Lo scandalo Querini-Bucintoro: il rapporto con il giudice arbitro, attribuiva unicamente all’equipaggio della Querini l’origine della collisione, avendo, secondo la ricostruzione del giornale, provocato l’investimento della imbarcazione avversaria “con un colpo di timone” e picchiato coi remi sulle spalle dell’equipaggio concorrente in gara. Inoltre si accusavano gli atleti di essersi buttati a nuoto per poter afferrare la barca avversaria e scuoterla fortemente, senza fornire aiuto ai vogatori della Bucintoro. Essi venivano perciò bollati come scorretti, senza cavalleria, senza educazione, «dimentichi d’ogni buona regola sportiva». Un terzo articolo del 14 luglio, Lo scandalo Querini Bucintoro, la punizione avvenuta, ripeteva la denuncia di professionismo e marchiava i canottieri con il titolo di “barcaiuoli”.

Canottieri della Querini, protagonisti dei Campionati del Mare di Brindisi del 1950. Da sinistra: G. Elzo, L. Elzo, D. Cimarosto, D. Trevisan, R. Elzo, C. Papini, F. Smerghetto, G. Lionello; seduti: G. Ragazzi, F. Ragazzi, R. Ragazzi; sotto: G. Ballarin timoniere, Bonato e l’allenatore A. Scarpa

Le pesanti accuse irritarono il conte Foscari che, per difendere la dignità e l’onore della Società Querini, querelò il direttore della rivista per diffamazione e si costituì parte civile, insieme all’equipaggio. Al processo a Torino si presentarono presidente e atleti. La vertenza si chiuse con il riconoscimento della falsità delle accuse e la successiva dichiarazione del 23 febbraio 1913 di Giulio Corradini. Il direttore della rivista, infatti, dopo aver ascoltato quanto emerso nell’udienza – in particolare la testimonianza del comandante Carnevale, giudice arbitro della gara del 23 giugno 1912 – riconobbe senza difficoltà che negli articoli contestati, ma non scritti da lui, erano state riportate notizie infondate. Di conseguenza, anche i giudizi negativi non avevano più motivo di esistere. Corradini affermò dunque di riconoscere pienamente la correttezza sportiva e personale dei soci e dei canottieri della società Querini. Foscari poté gioire della vittoria legale, ma brevemente, perché, a sua volta, fu querelato, per “ingiuria”, dal presidente della giuria di gara, il cav. Tommaso Rolando, che non aveva assolutamente gradito il giudizio di “falsario” nei suoi confronti, espresso dallo stesso conte, in una lettera inviata in federazione. Per procedere in giudizio nei confronti dell’onorevole Foscari, fu necessario un atto della Camera dei Deputati, che deliberò la sospensione dell’immunità parlamentare il 26 maggio 1913. La lite si concluse definitivamente in sede del Tribunale penale di Torino con il riconoscimento della colpa dello stesso presidente della Querini, che dovette sborsare 250 lire; con beneficio della condanna condizionale e della non iscrizione nel casellario penale. Nello stesso anno moriva Luigi Capuccio, a cui subentrò, come presidente del Regio Rowing club Italiano, Carlo Montù, un militare piemontese, che lo guidò fino al 1927.

N.B. Un particolare ringraziamento alla Reale Società Canottieri Bucintoro e alla Reale Società Canottieri Querini per la disponibilità delle immagini.

Immagine in evidenza: Otto con della Bucintoro, Campione d’Italia e secondo ai Campionati europei, 1910 – Ercole Olgeni, Giovanni Scatturin, Arturo Piazza, Enrico Bruna, Antonio Fontanella, Agostino Wulten, Edoardo Signoretto, Aldo Bettini, Guglielmo Graziadei timoniere

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