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Nel 2026 lo Iuav celebra il suo Centenario, ripercorrendo un secolo di architettura, design, arti e ricerca a Venezia. Prima università italiana interamente dedicata alle discipline progettuali, resta un laboratorio vivo di innovazione e sostenibilità.
A Venezia, città che più di ogni altra mette alla prova il rapporto tra spazio, ambiente e vita umana, esiste da cento anni un’Università che ha fatto del progetto uno strumento critico per leggere il presente e immaginare il futuro. Nel 2026 lo Iuav (Istituto Universitario di Architettura di Venezia) celebra il suo primo Centenario ripercorrendo una storia iniziata nel 1926, storia che l’ha resa una delle prime Scuole di Architettura in Italia e oggi un unicum nel panorama nazionale, vale a dire l’unico Ateneo interamente dedicato alle discipline progettuali. Architettura, Pianificazione e Urbanistica, Design, Arti, Moda, Teatro e Arti Performative costituiscono il campo d’azione di un’università pubblica che ha intrecciato fin dalle origini didattica, ricerca e sperimentazione. Un modello costruito su una dimensione contenuta ma caratterizzato da una forte vocazione innovativa, che ha portato Iuav a essere la prima università in Italia a introdurre i laboratori progettuali come asse portante della formazione, affiancando il lavoro sul fare alla riflessione teorica sulle scienze umane. Qui è nato anche il primo dottorato in materie progettuali nel panorama universitario italiano, aprendo percorsi di ricerca che spaziano dalla storia dell’architettura alle politiche urbane, dal restauro al design, fino alla ricerca artistica nelle arti visive, performative e nel cinema.

Nel tempo Iuav ha esteso il campo del progetto alla scala dell’edificio, della città e del territorio, ma anche a quella degli oggetti, degli eventi culturali e delle pratiche teatrali e multimediali. Centrale è l’attenzione ai nuovi modi di abitare, al benessere individuale e sociale, all’inclusione e alla sostenibilità ambientale. Su questi temi l’Ateneo ha svolto un ruolo pionieristico, anticipando ricerche su cambiamento climatico, transizione ecologica, resilienza urbana e progettazione per la ricostruzione di territori colpiti da guerre o catastrofi naturali.

Il Centenario non è pensato come una semplice celebrazione, ma piuttosto come un’occasione di riflessione sull’identità dell’università pubblica e sul suo ruolo culturale e civile. Per tutto il 2026 un programma diffuso di mostre, conferenze, seminari, workshop ed eventi pubblici animerà l’Ateneo e la città. La Biblioteca Iuav ai Tolentini si aprirà al pubblico con il percorso espositivo L’università Iuav e i suoi libri: proiettare la memoria, articolato in otto sezioni tematiche che attraversano il rapporto con Venezia come città-laboratorio, le reti internazionali, la riflessione teorica, la didattica e l’interdisciplinarietà. All’interno di questo programma si inseriscono cicli di mostre e seminari come Iuav e Venezia, Iuav e il mondo e Identità Iuav, che scandiranno i primi mesi dell’anno.

Tra i momenti centrali figurano anche le due grandi esposizioni al Magazzino 6 di Santa Marta: in primavera 100 disegni x 100 anni, con materiali originali dell’Archivio Progetti Iuav, e in autunno Guido Guidi all’Iuav, dedicata al fotografo che ha segnato una parte significativa della storia dell’Università. A queste si affianca il ciclo “Dieci per cento – le conferenze Iuav del Centenario”, con ospiti come Benedetta Tagliabue, Pier Vittorio Aureli, Vera e Ruedi Baur e Tim Beatley, chiamati a riflettere su città, progetto, democrazia e sostenibilità.

Sostenibilità che è oggi un elemento strutturale della missione Iuav, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030. Integrata nella didattica, nella ricerca e nella terza missione, il tema è al centro di una visione che mira ad armonizzare il rapporto tra spazio, ambiente e persone in un contesto fragile come Venezia. Con circa 5.000 studenti, una fitta rete internazionale e un calendario che include workshop come Wave Iuav 100 e le iniziative di OFF Centenario, Iuav conferma il proprio ruolo di laboratorio aperto: un luogo in cui il progetto resta una pratica critica, capace di tenere insieme memoria, responsabilità e futuro.