Un’opera video a tre canali trasforma lo spazio espositivo in un palcoscenico speculativo in cui storia, fantasia e ideologia si sovrappongono. Genti Korini intreccia pittura, immagini in movimento e fotografia attraverso il linguaggio Zaum, inventato dai poeti futuristi russi all’inizio del Novecento per sovvertire l’ordine costituito. Ne emerge un ritratto dell’Albania come frontiera romanticizzata, palcoscenico a sua volta, in cui tutto può essere ridefinito e non esistono destini già tracciati o imposti da preconcetti.