Per oltre sei decenni José Ruiz ha costruito una cronaca visiva di Porto Rico attraverso un’estetica naïf volutamente non accademica, in cui carnevali, piazze, giochi di carte e momenti di vita comunitaria diventano archivi di memoria collettiva. Il titolo richiama una formula coloniale ottocentesca che associava festività, alcol e gioco a strumenti di controllo sociale. Nelle mani di Ruiz questa logica si ribalta e la festa si trasforma in una forma di contro-memoria, in uno spazio di resistenza e riappropriazione culturale. A Venezia, tra le tele, risuona la musica popolare portoricana, dalla bomba al perreo contemporaneo.