Punto di partenza del progetto è la dieffenbachia, nota in Brasile come comigo ninguém pode, una pianta tossica divenuta simbolo di protezione e resilienza ancestrale. Con un titolo che allude a un potere insieme vegetale, spirituale e politico, la mostra mette in dialogo opere storiche e recenti di Adriana Varejão e Rosana Paulino – note per i loro lavori di ricerca sulle ferite coloniali – attraverso sovrapposizioni cromatiche, materiche e iconografiche che riscrivono la memoria come atto di resistenza. Dipinti, sculture e disegni compongono un immaginario in cui natura, fede e spiritualità si intrecciano, restituendo visibilità a ciò che la storia ufficiale ha rimosso.
Immagine in evidenza: Adriana Varejão, Anjo encarnado, 2026 © Adriana Varejão
Photo Vicente de Mello