Il titolo trilingue, in lingala, inglese e francese, dichiara fin da subito la vocazione del progetto: il fuoco che brucia e distrugge, una volta domato come nelle mani di un fabbro trasforma, crea, diventa fonte di vita. Al centro, una fucina abbagliante in cui nove artisti della Repubblica Democratica del Congo e della diaspora affrontano l’oscurità, evocando cosmologie antiche e immaginari radicali per costruire narrazioni che si muovono oltre il dolore e la mancanza, da Kinshasa a Goma.
Immagine in evidenza: Aimé Mpané, “Le souffle”, 2026 ©️Agnes Kena