Con Washwasha, che in arabo significa “sussurro”, sei artisti indagano i paesaggi sonori contemporanei negli EAU, intesi come spazi in cui si stratificano memoria, migrazione e trasformazione. Attraverso installazioni e dispositivi ambientali, la mostra mette in relazione tradizioni orali e culture dell’ascolto mediate dalla tecnologia, riflettendo su come i cambiamenti sociali e infrastrutturali influenzano le modalità di percezione e autorappresentazione.