Vivendo a Venezia con la famiglia per l’intera durata della Biennale, l’artista trasforma lo spazio espositivo in uno studio aperto in cui i dipinti prendono forma in tempo reale davanti ai visitatori. La pratica si intreccia così al lavoro di cura e alla dimensione domestica, rendendo visibile il tempo della produzione e della vita condivisa. Ne emerge un dispositivo che mette in discussione i confini tra quotidiano ed eccezionale, tra genio individuale e processo collettivo, tra intimità e sfera pubblica.
Immagine in evidenza: Photo Ana Hop/ Estonian Centre for Contemporary Art