Le superfici fratturate di Yasna Kohlbrenner, volutamente screpolate e colmate con foglia d’oro, pigmenti preziosi e pietre lavorate da donne sopravvissute a esperienze estreme, trasformano la ferita in soglia. Alchimista della materia e della memoria, l’artista si concentra su ciò che emerge dopo la rottura: la luce e la ricerca della bellezza. Dal buio affiorano figure fluorescenti che evocano bambini costretti all’invisibilità. Amache sospese e panchine invitano alla sosta. Al piano terra, tessuti giapponesi dialogano con opere dedicate alla diaspora africana, in un percorso che oscilla tra racconto collettivo e dimensione intima.