Il progetto di Aline Bouvy riflette il percorso del Lussemburgo nel presentare all’arte contemporanea un linguaggio critico e provocatorio, in dialogo con le questioni universali del corpo, dello spazio e del potere sociale. Attraverso un escremento antropomorfo – pupazzo, animazione e presenza fisica – sottoposto al giudizio collettivo dei visitatori, l’artista esplora la vergogna come meccanismo sociale, mostrando come corpi e comportamenti vengano classificati, tollerati o esclusi.