Una wunderkammer contemporanea in cui arte, mito, religione e filosofia dialogano in modo fitto e inatteso. Tra fondali pittorici e figure bizzarre in abiti di stoffa riciclata, l’artista porta avanti una riflessione personale avviata alla fine degli anni ‘70, di cui Venezia – luogo di contaminazione per eccellenza – rappresenta una tappa necessaria. Suggestioni che rimandano ad André Malraux e Jorge Luis Borges invitano il pubblico a interrogarsi sulla funzione dell’identità occidentale in ambito artistico e non solo, a patto di essere disposti a scardinare le proprie certezze più inscalfibili.