Centrata sulla costante ricerca dell’artista rumeno Belu-Simion Făinaru attorno a memoria, mistica e responsabilità etica, l’installazione costruisce un ambiente contemplativo in cui materia, tempo e coscienza convivono in equilibrio precario, mentre l’acqua diventa riserva di memoria. Un circuito chiuso di tubi con contagocce ne regola il flusso, scandendo un ritmo che evoca respiro e rinnovamento. Ispirata alle poesie di Paul Celan e al pensiero cabalistico del tikkùn, l’opera riflette su perdita e riparazione, proponendo un’etica dell’ascolto e della cura.