La parola “Qoñyr”, che dà il titolo alla mostra, è un concetto chiave della cosmologia kazaka e indica quei segnali quasi impercettibili che rendono manifesto ciò che normalmente resta nascosto alla vista e all’udito. Ispirata a una composizione del musicista kazako Äbiken Khasenov, l’esposizione si sviluppa in sei sale comunicanti e mostra come la memoria si trasmetta in ogni istante della vita quotidiana, tra figure monumentali ed erba della steppa distesa sul pavimento. I suoni di Venezia si fondono con quelli della tradizione kazaka, componendo un paesaggio acustico immersivo di cui il pubblico diventa parte attiva.
Immagine in evidenza: Asel Kadyrkhanova, The Machine – Courtesy of the artist