Un’installazione filmica multicanale girata in 16mm traduce una ricerca archeologica in canto, movimento e stati alterati di percezione. Ispirandosi agli studi sulle società neolitiche matrilineari e animiste dell’antropologa e archeologa lituana Marija Gimbutas, Eglė Budvytytė mette in dialogo reperti, paesaggio e corpo utilizzando sequenze coreografiche ambientate tra spazi museali e grotte costiere del Sud Italia, proseguendo una pratica radicata che si pone all’intersezione tra arti visive e performative. Facsimili di divinità antropomorfe e gesti rituali compongono così una sorta di preghiera animista che riattiva legami tra memoria archeologica, ambiente e forme collettive di esperienza sensibile.
Immagine in evidenza: ©Eglė Budvytytė, 2026