Interrogando le forme attraverso cui l’arte sopravvive e resiste sotto repressione e sorveglianza, il progetto dà voce agli artisti che in Bielorussia rischiano esilio, clandestinità o carcere. Nella Chiesa di San Giovanni Evangelista l’installazione mette in dialogo dipinti site-specific che sovvertono le pale d’altare, una sfera composta da libri censurati compressi, sculture realizzate con sbarre di prigione e una croce costruita interamente con telecamere a circuito chiuso. Nel cimitero adiacente testimonianze di prigionieri politici recentemente rilasciati attraversano lo spazio, mentre un paesaggio sonoro per organo alterna crescendo e silenzi riverberanti.