A partire dal concetto di “occhio sonico”, il progetto si concentra sull’ascolto come metafora, metodo e strumento di conoscenza. Dati oceanografici – turbolenze, boe alla deriva, correnti sotterranee – registrazioni sul campo e composizioni spettrali vengono tradotti in vibrazioni spazializzate all’interno di un ambiente sonoro e visivo in cui il Mar Nero è attivato come sistema risonante. Nel lavoro di Anca Benera e Arnold Estefán il suono opera come archivio e agente, articolando un paesaggio stratificato che contempla dinamiche ecologiche e geopolitiche.