Wurus (“oro” in lingua wolof) dà il titolo a un Padiglione finemente configurato tramite pareti secondarie, aperture e soglie: alcune opere si offrono allo sguardo solo attraverso ampie fenditure, altre restano visibili in spazi sottratti all’accesso diretto. Superfici riflettenti, sculture in ottone, bronzo e polimero e passaggi compressi costruiscono un ambiente fatto di rimandi e slittamenti. L’oro non compare mai come materia, ma si manifesta come tensione: è nella distanza che si misura il suo valore, in ciò che si intravede e si riflette. In ciò che si desidera senza poter possedere.
Immagine in evidenza: Atomic Remnant (zoom3), 2026 Caroline Gueye © courtesy