L’esposizione mette in dialogo i linguaggi di Song E Yoon e di Frédéric Bruly Bouabré, scomparso nel 2014 e noto per aver ideato negli anni Sessanta l’alfabeto Bété, un sistema sillabico di oltre 400 segni volto a preservare la cultura del suo popolo. A questo corpus si affianca la pratica di Song, che attinge a incisioni rupestri, simboli mitologici e costellazioni per costruire, attraverso disegni su larga scala e installazioni immersive, mappe visive che interrogano il bisogno umano di orientamento e costruzione di senso.