(2025, Taipei, 67')
Tsai Ming-liang porta sullo schermo una storia intima e personale: quando il suo fedele collaboratore Anong Houngheuangsy fa ritorno in Laos, il regista decide di seguirlo, portando con sé solo una telecamera. Definito dallo stesso Tsai un “one-man film”, Back Home permette a Tsai di osservare e restituire spazi a lui sconosciuti, le costruzioni che punteggiano il paesaggio e le abitazioni di chi lo popola. Senza dialoghi e con inquadrature fisse sul mondo circostante, il film cattura con delicatezza ed emozione il ritorno a casa del protagonista.
Regista e sceneggiatore malese naturalizzato taiwanese (1957), a vent’anni Tsai Ming-liang si trasferisce a Taiwan, dove studia teatro e cinema a Taipei. Nel 1994 vince il Leone d’Oro alla Mostra di Venezia con Vive l’amour (Ai qing wan sui), sulla gioventù di Taipei degli anni 90 tra sofferenza e solitudine metropolitane, mentre Il fiume (He liu, 1997) ottiene il premio speciale della giuria al Festival di Berlino. Tra le figure di spicco del Nuovo Cinema di Taiwan, nato nei primi anni ’90, Tsai si distingue per lunghi piani-sequenza, riprese fisse e ritmo contemplativo. Spesso privo di colonna sonora, il suo cinema privilegia dialoghi ridotti e lascia all’immagine il ruolo centrale.