La Seconda guerra mondiale e l’Olocausto sono tra gli eventi più rappresentati nella storia del cinema. Con oltre tremila frammenti tratti da opere audiovisive sulla Shoah, prodotte dal 1938 a oggi, Michal Kosakowski ricostruisce come il cinema abbia costruito – e talvolta distorto – questo immaginario. Ispirato dallo scetticismo del documentarista Claude Lanzmann verso la rappresentazione visiva del trauma storico, il film riflette sull’eco della tragedia e sul valore stesso della rappresentazione. Ne nasce un’opera sperimentale e muta, accompagnata da una colonna sonora originale di Paolo Marzocchi, che intreccia i frammenti visivi in un’atmosfera ipnotica, intensa e paradossale.