Tra il 1970 e il 1973, un gruppo di cineasti italiani – Folco Quilici, Luigi Di Gianni, Giorgio Arlorio, Giuseppe Ferrara – guidato dall’antropologo Diego Carpitella gira circa sessanta ore di pellicola nei territori dell’Unione Sovietica, dall’Oceano Artico al deserto del Karakum, dalle repubbliche del Caucaso fino all’Asia centrale. Quel materiale, mai davvero utilizzato e conservato per decenni negli archivi dell’AAMOD, diventa ora la materia prima del montaggio di Loznitsa: un attraversamento di culture ed etnie diversissime tra loro, sempre più marcato, mano a mano che ci si avvicina a Mosca, dai segni del controllo sovietico.
Nato in Bielorussia e cresciuto in Ucraina, Sergei Loznitsa (1964) è tra i documentaristi di found footage più autorevoli a livello internazionale: da Fabrika (2004) e Blokada (2006) fino a The Event (Fuori Concorso a Venezia nel 2015) e Austerlitz (ancora Venezia nel 2016). Nel 2018 porta Donbass a Cannes, Un Certain Regard, vincendo il premio per la miglior regia. Nello stesso anno torna a Venezia con Process, seguito nel 2022 da The Kiev Trial, entrambi Fuori Concorso. Nel 2025 è in concorso a Cannes con il film di finzione Due procuratori.






