Come spesso nel Buñuel messicano, l’inizio è documentaristico, su Città del Messico; poi la storia si stringe sul tram 133. Sentendo che sarà tolto dalla circolazione e smantellato, il guidatore e il bigliettaio temono di perdere il posto e ci bevono sopra. Partecipano a una sorta di sacra rappresentazione interpretando Lucifero e Dio; poi, ubriachi, rubano il tram dal deposito per “fargli prendere aria”. Lo portano in giro offrendo un passaggio ad amici e sconosciuti.
Buñuel traccia in forma di commedia un affresco della società e dell’economia messicane; ma soprattutto, La ilusión è un piccolo film delizioso, con una collezione di varia umanità che ricorda Subida al cielo (1951), con la consueta fascinazione buñueliana per l’imagerie cattolica, col dettaglio ‘surreal/ista’ dei macellai che riempiono i finestrini del tram di pezzi di carne appesa (una macelleria su ruote!), con dei bambini crudeli, con gli odiati borghesi filistei. E non manca un tocco del consueto feticismo delle gambe.






