Adattare per il grande schermo il celebre, controverso e scandaloso romanzo di Vladimir Nabokov e restare indenni dal fuoco incrociato della censura rappresentava una sfida colossale. Kubrick, con la collaborazione (meta-ironica) dello stesso Nabokov alla sceneggiatura, imposta il film come un dramma sospeso tra noir psicologico e satira corrosiva, giocando su manipolazioni emotive, desideri proibiti e relazioni moralmente ambigue. Il risultato è un’opera che ancora oggi turba e spinge alla riflessione. Una nomination agli Oscar per la sceneggiatura adattata (a nome di Nabokov) e varie candidature ai Golden Globe, vince però solo il premio per la migliore promessa femminile con la giovanissima Sue Lyon.