Ispirato all’omonimo romanzo di Mario Bellatin, il film ci porta in una città senza nome, dove un salone di bellezza diventa una soglia di passaggio per emarginati sospesi tra la vita e la morte. Attraverso la figura enigmatica dell’Individuo, presenza solitaria che si prende cura del luogo senza dare spiegazioni, Acevedo costruisce un’esperienza surreale sospesa tra memoria, realtà e visione, interrogandosi sulla fragilità dell’esistenza e sul sottile confine tra bellezza e morte.






