Girato interamente nel deserto, il film – che conclude la trilogia Sermon di Hilal Baydarov, dopo Sermon to the Fish (2022) e Sermon to Birds (2023) – è una meditazione sul senso della vita, tra paesaggi sterminati, figure solitarie e dialoghi rarefatti ma intensi. Considerato tra i maggiori esponenti del cinema poetico azero, Baydarov intreccia suggestioni dalla poesia iraniana e dalla letteratura russa, esprimendo un forte legame con i paesaggi, i simboli e le tradizioni del suo paese.