(2025, Tunisia, Francia, 90')
Per raccontare la drammatica vicenda di Hind Rajab, la bambina di sei anni intrappolata sotto un’auto a Gaza che chiese aiuto alla Mezzaluna Rossa in una telefonata durata un’ora, la regista ha scelto di utilizzare l’audio originale. Realizzato in soli dodici mesi, il film è girato in un unico spazio scenico per concentrare l’attenzione sulla tragedia, mentre la violenza è evocata attraverso ciò che non si vede: silenzio, paura e attesa diventano i veri protagonisti. Tra i titoli più attesi della Mostra del Cinema, The Voice of Hind Rajab si presenta come denuncia dei crimini di guerra e insieme come riflessione sulla responsabilità collettiva e sulla memoria. Kaouther Ben Hania mostra come il cinema possa farsi strumento di testimonianza, trasformando lo schermo nello spazio in cui la voce di Hind, e di tante altre vittime, continua a vivere ed essere ascoltata.
Dopo la formazione a Tunisi, Kaouther Ben Hania (Sidi Bouzid, 1977) si trasferisce a Parigi, dove perfeziona i suoi studi alla Sorbonne. I suoi film, tra cui Le Challat de Tunis (2014) e La bella et la meute (2017), esplorano con sguardo critico la condizione femminile in Tunisia e ottengono ampio riconoscimento nei festival internazionali. Con L’homme qui a vendu sa peau (2020), interpretato anche da Monica Bellucci, firma la prima candidatura tunisina all’Oscar per il miglior lungometraggio internazionale. Il film, presentato in anteprima nella sezione Orizzonti di Venezia, si aggiudica il Premio Orizzonti per la migliore interpretazione maschile a Yahya Mahayni. Nel 2023 presenta Les filles d’Olfa (Quattro figlie) al Festival di Cannes, dove riceve il premio Cinéma Positif; nel 2024 l’opera viene insignita del César come miglior documentario.