In Dust, undicesimo capitolo della serie Walker, Lee Kang-sheng torna a vestire i panni del monaco Xuanzang, questa volta in Spagna, tra le vie di San Sebastián: si sofferma davanti al Pettine del Vento di Chillida, dove il mare si infrange sulla costa, incrocia un antico caseggiato basco, un uomo silenzioso, una donna che beve, una che fuma, un gruppo di punk in un rock bar, ammira la città al tramonto. Il film si chiude su un passo del Sutra del Diamante, che parla di ogni essere vivente attraverso il paradosso della polvere: chiamata così proprio perché non è polvere.
Tra i maestri del cinema contemplativo asiatico, Tsai Ming-liang (Kuching, Malesia, 1957), esordisce alla Berlinale nel 1992 con Qing shao nian ne zha, mentre il secondo lungometraggio, Vive l’amour, vince il Leone d’Oro a Venezia nel 1994. Presenza abituale della Mostra, nel 2013 si aggiudica il Gran premio della giuria con Stray Dogs (Jiao you) e nel 2025 presenta Hui Jia Fuori Concorso. Dal 2012 porta avanti la serie Walker insieme all’attore feticcio Lee Kang-sheng, undici film costruiti sulla stessa camminata lentissima di un monaco, girati di volta in volta in città diverse del Pianeta.






