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BIENNALE DANZA 2026 – TIME DOES NOT EXIST

20. Festival Internazionale di Danza Contemporanea
17 Luglio 2026

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1 Agosto 2026
di Chiara Sciascia

Dopo il successo dell’edizione 2025, con Myth Makers/Creatori di miti – un viaggio attraverso la potenza generativa dell’arte – Wayne McGregor torna alla direzione della Biennale Danza per il suo 20. Festival Internazionale di Danza Contemporanea, in scena dal 17 luglio al 1 agosto 2026.
Il titolo di questa edizione speciale è Time Does Not Exist – Il Tempo non esiste: un’idea ispirata al fisico Carlo Rovelli, secondo cui il tempo non è una dimensione assoluta ma una relazione tra eventi, soggettiva e in continua trasformazione. Come la danza, che da sempre abita una temporalità propria – non lineare, molteplice, simultanea – capace di far coesistere passato e presente, memoria e invenzione, in un unico gesto. Per celebrare i vent’anni del festival, McGregor attinge all’archivio vivente della Biennale Danza e guarda avanti: verso corpi che danzano fuori dal tempo e fuori sincronia, in uno spazio senza scadenza.
Il Leone d’Oro alla carriera va al Bangarra Dance Theatre, straordinaria compagnia australiana delle Prime Nazioni, che promuove e celebra le culture aborigene e delle Isole dello Stretto di Torres. In prima europea, presenterà Terrain, coreografato da Frances Rings con musiche di David Page: un’esplorazione mozzafiato del deserto Kati Thanda – Lake Eyre, dove il corpo e la terra convergono per portare lo spirito nel luogo, e i legami ancestrali tra le persone e il Paese si svelano attraverso il movimento.
Il Leone d’argento va all’artista sudafricana Mamela Nyamza, con The Herd/Less – co-commissione e prima europea della Biennale. Un’opera che sovverte i codici del potere e del privilegio, usando oggetti simbolici del quotidiano – lance, frecce, fruste, pelli – per evocare il controllo esercitato sui corpi collettivi. Una detonazione visiva e fisica di tutte le falsità sedimentate nelle nostre realtà.
Il programma spazia attraverso geografie, generazioni e linguaggi coreografici con rara ampiezza. Emanuel Gat presenta in prima assoluta Five Days in the Sun, cinque quadri coreografici ispirati alla Quinta Sinfonia di Mahler, un viaggio emotivo dall’oscurità alla luce, dalla tensione all’estasi. La WINN Dance Company porta in prima mondiale When, If Not Now?, compagnia di artisti over 40 – tra cui la superstar Diana Vishneva – che sfida i limiti imposti dall’industria della danza dimostrando che l’arte non ha data di scadenza. Il leggendario John Neumeier, insieme a Imre+Marne van Opstal e Roma de Jesus, firma Scirocco, un dittico composto da Death in Venice e Bridge of Sighs.
La franco-malgascia Soa Ratsifandrihana esplora in Fampitaha, fampita, fampitàna – paragone, trasmissione e rivalità in malgascio – il dialogo tra corpi diasporici e luoghi d’origine. Eiko Otake e Wen Hui, artiste cresciute rispettivamente nel Giappone del dopoguerra e nella Cina della Rivoluzione Culturale, pongono in What Is War una domanda bruciante: perché, 80 anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, esistono ancora le guerre?
Adam Linder, con Drip Tekhne per il Danish Dance Theatre, intreccia movimento, cultura pop e moda in un’estetica che cancella i confini del linguaggio coreografico. Il finlandese Kalle Nio fonde magia, cinema e teatro in Tempo, in collaborazione con il coreografo brasiliano Fernando Melo. La sámi Elle Sofe Sara porta Láhppon/Lost, narrazione fisica della ribellione di Kautokeino del 1852, in collaborazione con il Norwegian National Ballet. E Omar Rajeh e Mia Habis invitano artisti e pubblico a condividere lo spazio con Dance People, performance festosa e critica sulle strutture di potere e la convivenza.
Momento di rara intensità: l’enigmatica Molissa Fenley torna a Venezia con il suo capolavoro solistico State of Darkness – 35 minuti di furia atletica sul Sacre du Printemps di Stravinskij – eseguito dalla danzatrice americana Cassandra Trenary, messo in scena dal vivo nella sua personale versione.
Per i vent’anni del festival, una grande mostra storica – Life Lines – realizzata con l’Archivio Storico della Biennale (ASAC), ripercorrerà attraverso film, fotografie, documenti e oggetti la missione e i risultati della Biennale Danza nel corso degli anni, ricordandoci che il corpo è un archivio vivente.
Biennale College Danza torna con 16 giovani danzatori da tutto il mondo e due giovani coreografi in residenza, che lavoreranno quest’anno con due grandi innovatrici: Molissa Fenley e Maxine Doyle – co-direttrice dei pluripremiati spettacoli di Punchdrunk, da Sleep No More a The Drowned Man – che creeranno due nuove opere appositamente per i danzatori del College: On Tenderness e Hubris. I vincitori dei bandi per nuove coreografie – l’italiano Andrea Salutri con Invisible e il neozelandese Oli Mathiesen con Just Between Me and Jesus, selezionati tra oltre 700 candidature – presenteranno le loro prime mondiali al festival.
Workshop aperti al pubblico, incontri con gli artisti e un programma di mentoring per giovani giornalisti e curatori di danza completano un’offerta pensata per rendere la Biennale un ecosistema vivo, generoso e senza tempo.

Immagine in evidenza: ph. Pal Hansen

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