Nel lavoro presentato da Adebunmi Gbadebo le tecniche plastiche, la manipolazione e la ceramica diventano strumenti di connessione fisica con l’eredità . I materiali impiegati – capelli provenienti dalla diaspora africana, terra scavata in ex piantagioni del South Carolina, tinture di indaco – sono mezzi vivi attraverso cui esplorare genealogia e memoria, affrontando le eredità della schiavitù e le relazioni tra corpo, suolo e politica. Il tutto si inscrive in una poetica profondamente affettiva che indaga la cultura ancestrale come condizione del presente.