Influenzato dall’esperienza maturata in musei e archivi, Alan Phelan orienta la propria ricerca verso la reinterpretazione della storia e dei linguaggi. Recuperando un antico metodo di fotografia a colori additiva – il processo Joly, inventato in Irlanda nel 1895 – Phelan lo impiega insieme a una varietà di altri materiali e tecniche per costruire una “storia visiva mancante” e mettere in luce una prospettiva contemporanea e queer. Le sue opere esplorano le connessioni tra storia, politica, cultura popolare e identità di genere.