A partire dagli anni ‘90 Berni Searle sviluppa un linguaggio che spazia tra fotografia, video e performance, profondamente radicato in questioni politiche e sociali. Il suo corpo ricorre come elemento centrale, inteso come proiezione di un corpo collettivo ferito e attraversato da identità multiple. In questa prospettiva, il suo lavoro si configura come un’indagine sui traumi, visibili e latenti, che attraversano il Sudafrica post-apartheid, filtrati da una dimensione personale e incarnata.