Rielaborando indumenti usati attraverso cucito, tessitura, ricamo e uncinetto, Georgina Maxim pone al centro la tecnica “dhunge mutunge”, un punto di riparazione che da gesto funzionale si trasforma in dispositivo estetico. In queste superfici stratificate, realizzate attraverso processi ripetitivi e meditativi, forma, colore e cucitura emergono come tracce e cicatrici, depositi di memoria che attivano storie individuali. La sua ricerca si concentra su trasformazione, identità e continuità, traducendo il passato in nuove configurazioni.